Ancilla

Ancilla
Quando un angelo compare alla sua vista, l’anacoreta che vive nel deserto si prostra e sbircia da sotto in su la sublime apparizione, ed è pronto a fare tutto ciò che l’angelo chiede per osservare la santità, quella vera. L’angelo infatti dice all’anacoreta che in un monastero distante quattro giorni di cammino vive una santa che l’ha superato in purezza e umiliazione, una donna che merita davvero la propria assoluta santità. L’anacoreta quindi decide di mettersi in viaggio circondato dai demoni che da anni tentano di turbare la sua meditazione e di incontrare la santa descritta dall’angelo: prende con sé pane e acqua per tre giorni, poi patisce la fame per un altro giorno e arriva, stremato, al monastero dove viene accolto con carità e rispetto. Trovare un santa non è però impresa facile: quando l’anacoreta si riprende dalle fatiche del lungo cammino scopre che individuare la santità in un luogo ove dovrebbe essere immediatamente visibile richiede una certa dose di attenzione… Ed esiste un altro angelo, che vola sopra la terra mantenendo un delicato equilibrio tra l’interesse per gli umani e la contemplazione della meraviglia del cielo: non si tratta di un angelo famoso, citato dalla Bibbia, tuttavia ha bellissime ali splendenti e un viso da incantare il respiro. Durante un volo sopra il deserto, l’angelo nota un bambino dalla pelle nera e una capra: il bambino è cieco e rischia di cadere in un dirupo, così l’angelo decide di lanciarsi sulla terra per salvarlo; l’atterraggio è molto traumatico (gli angeli, si sa, non sono abituati ad abbandonare i cerchi perfetti che disegnano in cielo), e saranno proprio il bambino e la capra, e una donna che da tempo conosce la solitudine, a salvarlo. La donna è la madre del bambino: accudisce l’angelo con devozione e affetto, e giorno dopo giorno si rende conto che il momento in cui quella creatura celestiale se ne andrà sarà per lei un ritorno alla più triste solitudine. Ricorre alla magia per fermare per qualche tempo il volo dell’angelo…
I due bellissimi racconti di Paola Capriolo colpiscono per la scrittura perfetta e per la sapiente ironia mescolata a significati che, seppure immediatamente percepibili alle prime battute della storia, restano a lungo al termine della lettura. La santità nascosta nella più umile delle creature, pur essendo immaginabile fin dall’inizio, accompagna come una dolcissima nenia la ricerca dell’anacoreta in un monastero silenzioso e vittima, come tutti gli ambienti umani, della presunzione e della irresistibile attrattiva del potere e della comodità, e il desiderio feroce della donna che accudisce l’angelo caduto dal cielo, la disperazione per la solitudine e la sorpresa per la nuova celestiale presenza nella sua umile capanna risuonano come un monito alla lettrice attenta. Un monito ad amare davvero, rispettando le ali forti e bellissime degli angeli che si presentano alla porta, rinunciando alla possessività e all’egoismo in nome della meravigliosa bellezza di istanti che sono sì destinati a finire, ma resteranno indelebili nell’anima per i doni unici che sapranno offrire. Leggere questi racconti di Paola Capriolo ricorda l’umanità e la delicatezza dello spirito, la purezza dell’amore vero, e induce in un certo senso a riflettere su quanto la raffigurazione di Dio, e della santità, riesca a trovare un canale sottile di comunicazione anche in coscienze non più avvezze a considerare la religione una via da seguire. “La caduta dell’angelo” è un monito dolcissimo e brutale insieme: a non permettere all’amore di diventare prigione, vuota di ogni bellezza e crudele nei confronti dei doni che la vita sa offrire. Una piccolo grande regalo per i lettori.

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