Ancora notte

Ancora notte
Norma è una poliziotta, una di quelle in servizio sulle volanti, che gira Milano di notte. Rientra a casa, è andata dalla parrucchiera ma si butta subito sotto la doccia perché quei capelli “alla cazzo di regina Elisabetta” proprio non le vanno giù. Giò ha preparato la cena, guardano il tg commentando le notizie… gesti rodati dalla quotidianità. “C’è qualcosa che non va?” chiede Giò, ed è la miccia per un’altra serata di battibecchi, su Norma che fa la stronza e si sveglia gridando di notte, e Giò che ne vuole sempre parlare…
Questo è l’inizio, intimistico, di Ancora notte, un thriller (o meglio ancora un noir) ambientato a Milano e scritto da una che Milano la conosce bene: Deborah Brizzi è infatti una poliziotta in servizio alla squadra volanti, come la sua protagonista. Ancora notte è un romanzo polifonico: la voce di Norma si intreccia a quella di Odino, bambino abusato che porterà le sue ossessioni nelle notti milanesi, e a quelle di molti altri. Ma soprattutto si sente la città, grande protagonista sullo sfondo; e forse la parte più riuscita del romanzo è proprio questa: il racconto delle notti milanesi. Ancora notte è un romanzone di circa 460 pagine, forse un po’ troppe visto che a volte si fa fatica a seguire la storia di Norma, di Odino e dei tanti personaggi secondari. L’impressione finale è quella di una narrazione diluita (anche se copre un arco di tempo di venti giorni), e si sarebbe guadagnato molto focalizzandosi di più sulle voci di Norma e Odino, protagonisti contrapposti. Peccato. Ma Ancora notte è comunque un buon noir, con una bella Milano come sfondo. Leggibile e godibile.

 

 

 

 
 
 
 
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