Ancora più vita

Ancora più vita

“Chi sono non ha importanza. I nomi e i cognomi non contano”. I luoghi forse sì. Soprattutto quando si nasce tra le mura bianche e antiche del trullo di famiglia, nella campagna intorno alla Ostuni degli anni ’30, la Città Bianca, dove “il muretto a secco avvolgeva gli alberi da frutto di un piccolo fazzoletto di terra rossa e di cozzi”. Ad avvolgerlo alla nascita il panno di lino ricamato in oro con le parole del Vangelo; le ha ricamate sua madre, quella donna-bambina di diciassette anni che l’ha voluto ad ogni costo, come prima aveva voluto suo padre, contro il volere della famiglia. “Tutto fu poesia all’inizio”: i numerosi cugini, gli zii e le zie – compresa quella che l’aveva aiutato a venire al mondo -, i nonni, il lavoro in campagna, la scuola lontana da raggiungere in città, gli animali, il cibo, così buono e così scarso… E su tutto sua madre, “occhi sorridenti, sempre pieni di luce […] giovane e bellissima”, sempre vestita di nero, “un sorriso che era una risposta precisa a una mia precisa chiamata. La sua risposta era: presente”. È lei che non esita quando a scuola le dicono che il suo ragazzo è bravo e deve proseguire al liceo. È lei che legge il sogno di suo figlio nei suoi occhi, e gli dice che nulla è impossibile. Sarà grazie alla sua determinazione se lui andrà a studiare a Roma per amore del Cinema. Fino al successo, fino in America, fino a Hollywood…

Giornalista e docente universitario di Scrittura creativa e Antropologia della narrazione, Angelo Roma, brindisino di nascita, è autore di saggi e romanzi. Ancora più vita è una storia di una semplicità disarmante, che l’ha fatta definire da molti, a giusta ragione, una favola per adulti. La parte più incantata coincide col racconto della vita in campagna, dura ma felice, scaldata dall’affetto invadente e assoluto di una famiglia che, insieme alla terra, resta la radice di una vita intera, anche quando le circostanze allontanano il protagonista dalla Puglia prima e dall’Italia poi. È certo il mondo incantato dell’infanzia quello che resta racchiuso nel cuore e diventa fondamentale per il successo, all’inseguimento del sogno che affascina il protagonista fin da bambino: il cinema. Ancora più forte di questa radice sono la complicità e il legame con una madre speciale, che non ha bisogno di tenere legato a sé fisicamente suo figlio per amarlo di tutto l’amore possibile, quello capace di donare il coraggio per crederci sempre e seguire la propria strada oltre gli ostacoli. Una donna dall’animo semplice, innamorata di suo figlio e delle “poesie” di Gesù; una famiglia povera e contadina; una terra aspra e dolce ad un tempo e mai abbandonata del tutto: tutto questo è il fil rouge che attraversa l’intera narrazione. Sarà la forza che viene da queste radici che permette di osare? È quello che ciascuno ha alle spalle il vero punto di forza da cui partire? Chissà, forse è questa la “morale” che, come in ogni favola che si rispetti, resta al lettore, che si ritrova rapidamente ad aver terminato la lettura attraverso i brevi capitoli dallo stile fluido e agile e dal linguaggio semplice e lineare. Una bella lettura, senza colpi di scena, senza scosse, senza sorprese, ma capace di regalare serenità e tanta voglia di credere che, qualche volta, basta davvero soltanto volere.



 

 

 
 
 
 

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