Ancora tempesta

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Una panca vicino a un melo carico di circa 99 frutti quasi bianchi, acerbi (o sono maturi, di color rosso scuro?). Tutto attorno, fino all’orizzonte, l’uomo vede una landa stepposa. La sua terra natia, il Jaunfeld, nel sud dell’Austria, in Carinzia. Una valle tra Saualpen e Karawanken, direttamente sul confine sloveno. Una terra dimenticata da molti se non da tutti, ma non dimenticata da Dio a quanto pare, perché da qualche parte, in lontananza, giunge lo scampanio dell’Angelus. L’uomo si siede sulla panca, sta un poco con gli occhi chiusi. Quando li riapre, nota che da ogni lato si stanno avvicinando delle persone. Fanno tutte parte della sua famiglia: una coppia di nonni, la sorella di sua madre, i suoi tre fratelli. Appaiono tutti in bianco e nero, giovani: uno è persino un bambino. L’uomo si alza, va loro incontro e dà loro la mano. Per ognuno ha un pensiero, un commento, una battuta scherzosa. Loro lo guardano con iniziale sospetto, poi ne riconoscono l’affinità, si aprono con lui e iniziano a raccontare storie di famiglia. È un sogno, probabilmente, ma diventa man mano sempre più simile alla vita vera. E racconto dopo racconto, sale la “(…) nostalgia di casa, maledetta, di quell’occhio del mio fratello maggiore e delle vanterie dell’altro fratello dopo le notti d’amore, dei borbottii e dei piagnucolii della sorella tetra, nostalgia – infelice – del canto della sorella solare, anche se a volte vorrei tapparmi le orecchie quando inizia a cantare davvero”…

Tenendosi equidistante da pièce teatrale, prosa e poesia, Peter Handke racconta una saga familiare (la sua) e al contempo l’epopea di un popolo, gli sloveni. Proprio nello Jaunfeld si verificò l’unica guerra partigiana nei confini del III Reich, nel 1941: un capitolo importante ma colpevolmente dimenticato della Seconda guerra mondiale. E Handke, figlio di una slovena e di un soldato della Wermacht, porta questa guerra nei suoi geni. Personale e storico si alternano senza soluzione di continuità, ma i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza di Handke nella Carinzia meridionale sono esposti con molti punti interrogativi, che hanno lo scopo in parte di indicare il carattere comunque finzionale della narrazione e in parte di simboleggiare il costante auto-esame a cui si sottopone l’autore. La memoria per Handke è liquida, rifugge alla mera cronologia: i ricordi sono più flussi di stati d’animo che immagini tangibili. Questo rende la lettura di Ancora tempesta (si allude a Shakespeare) un’esperienza emozionalmente coinvolgente, ma tutto sommato troppo caotica.



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