Andai, dentro la notte illuminata

Andai, dentro la notte illuminata
Alex partecipa a un reality show, e in gioco c’è la sua vita: per noia, apatia, per quella sensazione di fallimento che lo segue da quando era bambino ha deciso di mettere fine ai suoi giorni e rendere ricca la sua famiglia, e da VillaFranca è partito per San Francisco dove ha firmato un contratto milionario con un reality che propone situazioni mai viste. La morte in diretta, la morte dorata: il Golden Death sottopone al giudizio del televoto sei persone che hanno deciso di morire, e il pubblico decide chi mandare a morte con un salto dal Golden Gate e chi invece restituire alla vita con il portafogli pieno di dollari. Alex fa parte di un gruppo di sei candidati, ognuno con una storia che il pubblico deve ascoltare per decidere chi morirà e chi potrà continuare a vivere, eppure sembra che la morte per Alex sia scontata: lui non ha l’AIDS come Pablo, non è condannato al braccio della morte come Stanley Sobzcek, non è stato evirato dalla compagna gelosa come Peter Cruise, e non cerca la celebrità a ogni costo come Nancy e Ronald. No, Alex non ha motivo per morire, o forse ha il migliore motivo in assoluto: la sua vita è un fallimento, e il pubblico sicuramente lo condannerà a saltare dal Golden Gate con un paio di scarpe fiammanti e sponsorizzate ai piedi e il pensiero dei tanti soldi che i genitori intascheranno dopo la sua morte. Eppure anche una morte programmata in mondovisione può riservare sorprese…
Rutilante, convulso, pieno: il romanzo di Giancarlo Liviano D’Arcangelo travolge e sommerge, riempie gli occhi e la testa di parole esattamente come il reality show in mondovisione che tutto esalta e trita, mostrando con brutale entusiasmo solo ciò che il conduttore vuole. La scrittura lucida, pungente, immediata trascina in poche righe nel mondo apparente eppure drammaticamente reale di un set televisivo dove niente è lasciato al caso e sei persone si preparano a morire. Con la sensazione che tutto sia falso, costruito, banalizzato, oppure esaltato a livello di rito purificatore per la coscienza delle masse, finale quasi orgiastico di vite immolate sull’altare dell’apparenza, del bisogno di credere alla realtà fatua, costruita, proposta dal video. I sei concorrenti del reality, il conduttore che gestisce vita e morte cambiando smoking e ammiccando a guerre e disgrazie come se accadessero in funzione della sua puntuale regia, gli ospiti straordinari del reality come Saddam Hussein e Paris Hilton sono strumenti che D’Arcangelo usa per una critica feroce. Della realtà creata per i nostri occhi di spettatori, della banalizzazione di vita e morte, del niente che avvolge e permea perfino gli affetti, l’amicizia, il sesso, l’amore. Il linguaggio è crudo, a volte ridondante, con qualche rischio di scivolare nella retorica, ma nel complesso il romanzo è una straordinaria scoperta: è interessante e con pochissimi cedimenti, costruito con maestria e capace di mantenere alta la suspence anche nei capitoli di flashback e nei momenti di riflessione e critica sociale. Da leggere, senz’altro.

 

 

 
 
 
 
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