Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco

Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco

Di Jeffers il saggista James Karman dice che nessuno studio sulla storia americana della letteratura è completo senza di lui. Ad Andrea Pazienza piacciono le descrizioni naturalistiche del poeta e il fatto che i suoi versi siano fondati su una solida base scientifica e filosofica. A suo modo anche Pazienza è un tuttologo, interessatissimo alla natura, all’arte e alle tecniche. La sua permanenza in luoghi isolati della Toscana gli dà modo di valutare con ammirazione le scelte estreme di Jeffers, un poeta anti-moderno che si costruisce da solo la propria casa con le proprie mani, nell’allora selvaggia California degli anni Trenta del ventesimo secolo. Tuttavia è soprattutto la vicissitudine che Jeffers racconta in Hungerfield ad attrarre magneticamente Pazienza. Jeffers perde la moglie per cancro, e con l’opera cerca di affrontare il lutto in maniera tutta sua, affidandosi a una leggenda inaudita: un uomo, Hawl Hungerfield, ossia Campofame, al capezzale della madre che sta per lasciarlo per sempre, passando a miglior vita, decide di aspettare la Morte e di affrontarla. Così avviene, e Campofame riesce nella stupefacente impresa di uccidere la Morte. ne segue una sospensione cosmica, che non falcia più vite. Ma prolunga le agonie…

Non ci sono immagini, se non quella di copertina, per una precisa scelta, anche se si parla di uno dei più grandi fumettisti italiani. Del resto quello che è al centro dell’opera di Cristante, sociologo di chiara fama, è l’analisi sociale e, appunto, sociologica: perché Pazienza ha fatto, mantenendo sempre vivo e fertile lo scambio con il contesto nel quel viveva, e non mancando di riferirsi all’arte, nelle più varie forme, a lui coeva, solida narrazione e approfondita esegesi del reale attraverso l’immagine, la grafica, il fumetto, formazione di una cultura e controcultura, di una coscienza sociale, civile, politica, finanche economica, in senso antimaterialista, antidominante e anticonsumista, nei cosiddetti anni della contestazione, non solo studentesca, non solo a Bologna. Il sottotitolo già dice tutto: La sovversione della letteratura grafica di un genio del Novecento. Organizzato in sette capitoli più la prefazione, e con il corredo di una interessante bibliografia, il saggio è rigoroso e scientifico ma al tempo stesso avvincente ed estremamente umano e appassionato.



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