Angel

Angel
Il tempo dell’Inghilterra vittoriana. Angel Deverell è un adolescente di umili origini. Il suo temperamento scontroso ed arrogante e la sua natura selvatica la trincerano nella solitudine più totale e nell’isolamento. Incapace di accettare la realtà che la circonda, passa le sue giornate fantasticando ed immaginando di vivere in un mondo utopico sfumato di romanticismo, tra eroine, mitologia ed eccentricità, che trova la sua incarnazione nella dimora di Paradise House, villa della quale ha sempre e solo sentito parlare dalla zia Lottie e che i suoi occhi non hanno neanche mai sfiorato, ma che la sua mente tratteggia precisamente, come lei ne fosse padrona. È quasi in un momento di illuminazione che Angel capisce che l’unica cosa che riesce a farle provare un barlume di felicità è la scrittura. Inizia così un capitolo di vita che prevede due soli elementi: la carta intonsa da riempire di storie, e l’inchiostro che con i movimenti della mano traccia personaggi e narrazioni. Senza limite di tempo, di giorno e di notte. Grazie ad un editore di Bloomsbury il suo primo libro, Irenia, viene pubblicato e, negli anni, i suoi romanzi diventano famosi e conosciuti in tutto il mondo. Sono storie surreali, talmente eccessive da risultare improbabili, amate quindi da chi legge solo per diletto e schernite, eppure comunque considerate, da chi di letteratura è un critico per mestiere. Ma l’inquietudine non la abbandona mai. La sua anima è romanticamente disperata e l’assenza di pace impregna ogni poro e avvolge i suoi capelli neri e il suo incarnato pallido e mortifero tanto da farla assurgere ad eroina in declino eternamente errante nella prigione immaginaria che lei stessa ha costruito attorno a sé. “Angel era eccentrica, implacabile, completamente presa da se stessa. L’amore, che esige arrendevolezza, elasticità, generosità, avrebbe sconvolto il suo essere, scombussolato il ritmo delle sue giornate; Angel non l’avrebbe mai conquistato… Benché nei suoi libri cene fosse a profusione, l’amore l’avrebbe sempre elusa”. E l’amore la eluderà anche quando avrà preso possesso di Paradise House ed anche quando riuscirà ad unirsi allo scapigliato Esmé, pittore squattrinato che la sposa per pigrizia e senza convinzione, sua unica ossessione amorosa e inizio del suo crepuscolo...
È un romanzo cupo quello di Elizabeth Taylor, un romanzo vittoriano per dirla in una sola parola, è una tela che sbiadisce con il tempo ed è il quadro di una vita che si spegne lentamente e i cui colori perdono di vivacità con l’incedere degli anni. Angel raggiunge tutto quello che ha sempre desiderato: fama, successo, ricchezza, l’amore assurdo che lei crede perfetto (ed è invece infedele ed ingannevole) e quando cala la notte e la neve ricopre ogni cosa, quello che può stringere tra le mani è il nulla. Sono stanze abbandonate di cui più nessuno si cura, è un marito sepolto, è Nora che arranca con la gotta, è il ricordo della madre defunta da tempo e una sfilza di libri che nessuno più compra. Sola, nella sua Paradise House ormai in totale degrado, attende con fiera tenacia che il suo romanzo personale giunga all’ultima pagina. Intensa, a tratti malinconica, triste eppure fiera e tenace la storia di Angel, difficile da dimenticare. Da leggere quando il sole cala e la notte sopraggiunge lentamente, tornando indietro di quasi duecento anni.

 

 

 

 
 
 
 
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