Angel Heart

Angel Heart
Anni '50, New York. In una fredda mattina di neve, il telefono dello scalcinato detective privato Harry Angel squilla: dall'altra parte del filo c'è l'avvocato Herman Winesap, che vuole sondare la sua disponibilità ad accettare un incarico. Un ottimo cliente del suo studio legale, tale Louis Cyphre, uomo d'affari “con passaporto francese”, vuole incontrare il detective a pranzo all'esclusivo “Top of the Six”, sul tetto del grattacielo al 666 della Quinta Avenue. Angel finge di consultare un'agenda fitta di impegni e clienti per qualche minuto, poi accetta. Il tempo di attaccare il telefono e già sta accendendosi un bel sigaro per festeggiare. Cyphre si rivela un personaggio dal look bizzarro (capelli neri impomatati e pizzetto bianco, abito blu gessato di ottimo taglio con bocciolo di rosa al bavero, sigari di gran marca) ma dai modi autorevoli. Chiede ad Angel se il nome Johnny Favorite gli ricordi qualcosa: non molto, scuote la testa il detective. In breve vien fuori che il tipo è un cantante swing che prima della Seconda Guerra mondiale ha avuto un gran successo, prima ancora che qualcuno sentisse parlare di Sinatra. Favorite - che all'anagrafe fa Jonathan Liebling - si è arruolato nel '43 ed è stato assegnato ai Servizi Speciali per l'intrattenimento delle truppe, come di solito avveniva con tutti gli artisti famosi. Ma durante uno show in Tunisia c'è stato un attacco aereo nazista e il cantante è rimasto gravemente ferito, praticamente ridotto a un vegetale. Ricoverato in un ospedale per veterani nel New Hampshire, è stato poi trasferito in una clinica per ricconi dove - a quanto Cyphre ne sa - è ancora ospitato, sempre in coma. Una triste storia, rimugina Harry Angel, ma perché interessa tanto a quello strano tipo e soprattutto cosa c'entra un detective privato? La spiegazione - chiamiamola così, perché tanto chiara non è - arriva subito: a quanto pare Favorite prima di diventare famoso ha stipulato una sorta di contratto con Cyphre, che deve essere una specie di impresario, nel quale c'è una clausola che si attiva in caso di morte del divo. Quindi l'uomo d'affari in gessato controlla da anni discretamente che il crooner vegetale non tiri le cuoia, e da qualche tempo alla clinica fanno un po' troppo i misteriosi. Angel deve andare a controllare di persona che nulla sia cambiato e Johnny Favorite giaccia ancora nel suo lettino attaccato alle sue brave flebo. Per il disturbo riceverà 50 dollari più le spese. Al giorno, baby. Esultando tra sé e sé, il detective salta sulla sua Chevrolet vecchia di sei anni e parte per Poughkeepsie, destinazione la “Emma Dodd Harvest Memorial Clinic”...
Prendete un hard-boiled classico che più classico non si può, ambientato in alcuni dei luoghi più suggestivi di New York, anzi della New York dei Fifties (Rialto Theatre, Harlem, Bridgeport, Carnegie Hall, Coney Island, Chelsea Hotel), con la scusa che “Gli investigatori sono come i tassisti: la geografia serve al loro lavoro”. Poi fate in modo che il vostro detective privato classico che più classico non si può (alcol, tabacco, abiti stropicciati, tasche e cuore vuoti d'ordinanza) mentre vi fa da guida in questo tour di New York City con sottofondo di be-bop e swing sia travolto da un plot che di hard-boiled non ha proprio nulla, anzi pesca a piene mani dalla tradizione horror, e vi troverete tra le mani un romanzo inebriante e terrificante. Il pantheon segreto degli afroamericani (prima della campagna per i diritti civili dei neri), il satanismo dell'alta borghesia bianca e sanguinari riti esoterici di trasmigrazione delle anime si fondono in un magma oscuro ed inquietante che si annida però tra le pagine di un giallo avvincente - un “page-turner”, come dicono oltreoceano -  dando vita ad un mix davvero fascinoso. E pensare che tutto nasce da un raccontino di quattro pagine scarse, To Hell in a Handbasket, scritto per un concorso (vinto, e che diamine!) ai tempi del liceo e ripreso in mano nel 1978 per essere pubblicato a puntate su “Playboy”. Al confronto con il film di Alan Parker tratto dal romanzo non si sfugge (né vuole sfuggire l'editore, che rinuncia a tradurre l'elegante doppiogiochismo del titolo originale Falling Angel e usa direttamente il titolo della riduzione cinematografica). Detto dell'ambientazione molto diversa (sul grande schermo Angel indaga a New Orleans e dintorni), il Louis Cyphre di William Hjortsberg è una figura più simile a un prestigiatore d'inizio '900 che non al supercriminale gigione di Robert De Niro. Per il resto molte similitudini tra libro e film, soprattutto una: si tratta in entrambi i casi di roba da 7 e mezzo in pagella. Forse 8.

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