Angeli caduti

Angeli caduti
Mille modi di raccontare ci sono in questo libro, mille maniere e mille misure. Va bene, mille è un numero teorico, ma rappresenta il molto e il quasi infinito, in un certo qual modo. Nel senso che gli angeli hanno molte facce, non tutte ricordano i putti grassocci di molti quadri affreschi, abbarbicati in nuvole che sembrano rigurgitarli sulla terra. Siccome sono in tanti, alcuni cadono verso il basso, finendo gambe all’aria, destinati a vivere una vita fallata già dalla nascita. Angioletti che nascono e si disfano in bocca alla vita distrutta; che siano entità senza corpo, senza anima, che in un “amen” ricordano tutto il passato, ma sanno anche del presente e del futuro, che siano uomini incarogniti contro donne amareggiate, appoggiati al bancone di un bar, chi da una parte a bere, chi dall’altra a servire clienti e sorridere; che siano prototipi o esperimenti umani di un futuro mal riuscito, vomitati da una fabbrica nera e fumosa dove non c’è più posto di lavoro, licantropi o zombie di un tempo indeclinabile; che siano rocker ventisettenni di Seattle la cui ombra è diventata la vera vita, il cui destino segnato sta scritto in un fucile da caccia, in un colabrodo cerebrale di genio e smisurata depressione. Angeli caduti c’erano nel passato, ci sono qui, ora e adesso, non c’è ragione di dubitare che anche in un futuro, ci saranno le loro piume a segnarle le tracce di voli finiti male…
Beppe Iannozzi, recensore molto attivo in Rete, raduna in un volume una serie di racconti che per tematiche, stili e costruzione, sembrano scritti in epoche diverse. Alcuni appaiono come prototipi di libri mai nati, appunti affannati di trame embrionali che magari avrebbero potuto avere una vera vita, ma che si sono rivelate a loro volta angeli caduti in spazi costretti, altri invece spaziano tra prose brevi quasi recitate e veloci fiammate che bruciano e poi spariscono in una nube dal gusto acre. Non tutti i racconti hanno la stessa agilità e, come dire, la stessa libertà di farsi leggere. Certi, indipendentemente dalla lunghezza, affondano le grinfie in elucubrazioni criptiche, mentre altri sorprendono per tematica, contesto, come Frate Tiresia il peccatore, che spiazza e brucia per la crudezza dei personaggi, deboli e distrutti già sin dalle prime righe. 

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