Angeli minori

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Futuro remoto. Il mondo – in seguito a una catastrofe della quale ignoriamo la natura – è ridotto a una landa desolata martellata da immani tempeste e ormai abitata da poche decine di persone. Nella casa di riposo del Grano Volpato un gruppo di anziane immortali passa le giornate a deplorare come “l’umanità si fosse avviata verso le ultime fasi del suo crepuscolo proprio quando, dopo tanto tempo, erano state ricreate le condizioni per un presente radioso o quasi”. Si infuriano letteralmente quando vengono a sapere che i pochi sopravvissuti non si ispirano più a modelli di uguaglianza, agli ideali socialisti e cercano una soluzione radicale per tornare a “dar vigore al paradiso perduto dell’eguaglianza”. Così creano un pupazzo fatto di avanzi di stoffa e pezze sfilacciate e con le loro arti magiche gli danno vita, fanno nascere un “nipote” battezzandolo Will Scheidmann. Eccolo, l’eroe che restaurerà il socialismo. Quattro o cinque decenni più tardi, le vecchie – mortalmente deluse – catturano Will e lo processano, condannandolo alla fucilazione: è colpevole non solo di aver fallito la sua missione, ma addirittura di aver firmato dei decreti che hanno ristabilito il capitalismo. Le tesi difensive di Scheidmann non convincono, così per procrastinare la sua esecuzione lui inizia a raccontare delle storie che chiama “narrat”, una al giorno, ognuna dedicata a uno dei sopravvissuti. Si comincia con la storia di un uomo che avverte nel cuore una aridità che prima non aveva mai provato e dunque decide di recarsi dal “regolatore di lacrime”, Enzo Mardirossian, che vive a sessanta chilometri dalla casa dell’uomo, in una zona dove un tempo sorgevano stabilimenti chimici. Si sa che Enzo è solo e inconsolabile. Si dice che sia imprevedibile…

Il tredicesimo libro di Antoine Volodine è costituito da 49 brevi capitoli (i “narrat”), ognuno – eccetto il capitolo centrale – legato ad un altro, simmetricamente (l’1 col 49, il 2 con il 48 e così via). Uscita in Francia nel 1999, questa surreale favola post-apocalittica in salsa marxista ha vinto il Prix France Inter nel 2000. Lo scrittore transalpino di origine russa parte da un’ambientazione da fantascienza classica ma la sovverte sin dalle prime pagine: in aperta contestazione dei canoni letterari consueti, fa sprezzantemente a meno del principio di causalità e usando lo strumento di un linguaggio conturbante, ipnotico, arcano (il testo a momenti sembra vivere di vita propria, quasi ribellandosi all’autore), ridefinisce l’idea stessa di favola. Cioè di una storia che tocca corde profondissime, che attinge dalle acque scure dell’inconscio collettivo, che lascia l’onere dell’interpretazione al lettore, senza aiutarlo né influenzarlo. Non a caso Volodine ha dichiarato che il significato di Angeli minori non va cercato nel libro in sé ma nei sogni che le persone faranno dopo averlo letto. Vecchie furie prese di peso dalla mitologia (norrena o greca non importa), un’atmosfera decadente che ricorda un po’ il ciclo Crepuscolo di un mondo di Jack Vance o certo James Ballard, un intellettuale che si produce in un raffinato esercizio di stile inseguendo la sua visione e fregandosene di piacere ai lettori: se si ha voglia e coraggio di affrontarlo, è un viaggio affascinante.



 

 

 

 
 
 
 

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