Angelina corre veloce

Angelina corre veloce

Angelina è un pesce rosso, una madre, una donna del sud, come sua figlia. Ed è proprio lei, la figlia, che narra di loro, della loro vita e della loro famiglia. Sullo sfondo di un sud dalle relazioni familiari spesso crude e selvatiche, una bambina cerca di aprirsi al mondo e a se stessa… Dopo un inizio forte e duro, ma dai toni non drammatici, le storie scorrono dentro luoghi familiari: la casa di famiglia, quella dei nonni, la scuola, la casa della maestra per le ripetizioni, il supermercato, il negozio di ferramenta. Sovrana della casa e del negozio, Angelina svolazza tra un luogo e l’altro del suo presente e del suo passato insieme alla figlia piccola. “Mamma, scusa se ti interrompo, potresti…”. Il mio dito indice s’introduce in una conversazione molto fitta tra mia madre e un cliente. “Se lei ha della muffa sulla sua parete, non può utilizzare la tempera! Deve prima pulire la zona interessata e applicare questo prodotto antimuffa, e poi passare una vernice traspirante!”. Il pomeriggio si svolge così per la figlia di Angelina, tra i passi dei clienti, la voce della madre, gli scaffali e un registratore dove fermare e riascoltare la propria voce. Libera, ma sola, la figlia senza nome apre l’elenco telefonico, prende la cornetta e digita il numero per le favole: “C’era una volta una forchetta che si annoiava moltissimo…”. Il tempo avanza a scatti e rotture, torna indietro. Una festa di battesimo del 1954 tra vestiti buoni, scarpette lucide e sorrisi è anche un luogo di folli pratiche curative per bambine agitate…

“Nevicava. Solo l’aria gelida poteva il miracolo di riportarla in vita. La lasciarono sola, su quel balcone, in uno stato di semi incoscienza, l’abbaiare lontano dei cani la teneva legata alla vita, un richiamo primordiale che le diceva di non mollare. Lei li sentiva. Mia mamma superò quella pietosa notte”. Un piccolo romanzo che corre veloce come Angelina ed è difficile fermarsi per prendere fiato. I capitoli hanno la forma di piccoli racconti, ricordi di una vita che è passata solo per chi sta lì fuori, per i più distratti. Non c’è infatti un ordine cronologico e la narrazione è una rappresentazione vivida dell’interiorità umana, senza tempo e senza ordine. Lo stile asciutto tratteggia con precisione come la realtà violenta si conficca nella carne tenera di una bambina, tra un pranzo domenicale in famiglia e un paio di scarpe nuove. La protagonista è figlia di una madre, Angelina, che non vuole fermarsi mai e di un padre Pietro che perde il senno; è sorella di due torturatori di nome Iolanda e Tommaso; è nipote di un nonno, Giovanni, da cui non accettare mai le liquirizie; è l’innamorata compagna di scuola di Alessandro. Lei è tutto questo per gli altri, ma non ha un nome per sé, rimane anonima in mezzo al turbine di cognomi e nomi che guizzano tra le pagine come pesciolini in trappola. È una bambina e poi adolescente, il cui quotidiano in un paesino del sud, a volte noioso, è interrotto bruscamente da fulmini violenti che bruciano la pelle e rischiano di polverizzarle la mente. Guardare le cose una per una, da vicino e con giustezza è allora il tentativo che lei, figlia di Angelina, mette in atto per far fronte alla tempesta di relazioni familiari che la confondono al punto da farle scordare perfino il nome. Al centro del libro c’è Angelina, la colonna sonora della figlia senza nome. Angelina madre è una chimera che sfugge, ma colpisce anche e confonde, dalla quale la figlia e il lettore sono inesorabilmente attratti. I suoi capelli ricci e neri si aggirano per le pagine, a volte rassicuranti e morbidi, altre volte bui e contorti come i serpenti di Medusa. Alla figlia non resta che riconcorrerla nel tentativo di afferrare e tenere sempre con sé, senza mai perderlo, il suo sguardo. Fermare la corsa della madre significa per lei dare un senso al proprio essere nel mondo, rompere l’incantesimo di una vita senza nome e nuotare lontano. Donatella Romanelli, pugliese, è all’esordio nella narrativa. Dopo aver trascorso i suoi anni di studio universitario e post-universitario a Roma, ora vive in Svizzera. Angelina corre veloce è stato segnalato dal premio Italo Calvino.



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