Animali domestici

Dopo una fortunata vincita alla lotteria, Emil ha deciso di concedersi un viaggio a Londra dove ha investito un po’ del suo capitale in consistenti acquisti di libri, cd e film. Ora si trova in aereo, diretto a casa, a Reykjavík, perso nei suoi pensieri. Gli viene in mente Vigdís, la sua ragazza, e il figlio Halldór, che vive con la madre in Danimarca. Pensa alla vacanza che hanno trascorso qualche tempo fa tutti e tre insieme, come una vera famiglia. Forse il legame con Vigdís si sta facendo troppo serio, forse non è quello che vuole. L’unica cosa che vorrebbe davvero in quel momento è trovarsi già nel suo appartamento, a godersi la sua beata solitudine e i cd appena comprati. Ma le sue fantasticherie vengono interrotte dal vicino di posto, un pedante linguista evidentemente desideroso di attaccare discorso. Emil deve assecondarlo suo malgrado, ma il viaggio non va poi così male. Qualche fila più avanti, infatti, è seduta Gréta, una vecchia cotta di Emil dei tempi del liceo, la classica ragazza dei tuoi sogni ma decisamente fuori dalla tua portata. Con una scusa riesce ad avvicinarla e a invitarla a casa sua, quella sera stessa, dimenticando di colpo Vigdís. Nel frattempo, un uomo con indosso un giaccone col cappuccio e un sacchetto di plastica in mano bussa alla porta dell’appartamento di Emil. Un vicino lo informa che Emil è in viaggio, ma dovrebbe rientrare quel giorno stesso. L’uomo si ripromette di ripassare, poi va a trovare un amico, fa un paio di telefonate, si compra un bel completo nuovo, quindi torna a casa di Emil. Lui è già rientrato, ma quando riconosce l’uomo, una valanga di brutti ricordi lo assale. Il suo nome è Hávarður. Hanno convissuto a Londra per qualche mese nell’appartamento di una conoscenza di Emil, a patto di prendersi cura dei suoi animaletti domestici. L’esperienza non era stata delle migliori ed Emil sperava di non rivedere mai più l’ex coinquilino. E invece eccolo lì. Cosa vorrà da lui? In ogni caso non vuole saperlo. Non ha nessuna intenzione di farlo entrare, ma dopo aver aspettato a lungo, Hávarður risolve il problema da sé e si intrufola in casa dalla finestra. Emil fa appena in tempo a nascondersi sotto il letto nella cameretta del figlio, dove rimane a spiare le mosse dell’intruso che sembra essere del tutto deciso ad aspettarlo. Non ha nessuna fretta. E nel frattempo fa come se fosse a casa sua…
Animali domestici è l’Interessante debutto del musicista Bragi Ólafsson come romanziere, che ci regala una storia di un umorismo surreale tipico di tanta letteratura nordica. Leggendola si ha come l’impressione di vedere una rappresentazione teatrale messa in scena, ma non diretta, dall’inerme protagonista che assiste allo svolgersi degli eventi da un punto di vista per niente privilegiato, confinato nella buca del suggeritore senza poter suggerire sia pure una sola battuta. Proprio come a teatro o in un film, dei personaggi sappiamo soltanto ciò che vediamo o sentiamo dalla loro voce, per cui ci si muove su un terreno reso scivoloso non dal ghiaccio dell’Islanda ma dalla mancanza di certezze riguardo l’identità e la vita di ciascuno di loro che, uno dopo l’altro, fanno la loro entrata. E non possiamo certo saperne di più da Emil visto che, secondo lui, “non bisognerebbe permettere agli altri di avvicinarsi troppo”. La fidanzata lavora in un’altra città, il figlio vive in Danimarca e lui sembra non desiderare altro che la solitudine della sua casa, per godersi la sua musica e i suoi libri. Ma del resto non è lui a poter decidere, lui non è che una pedina mossa dal fato, da Dio, dal caso o comunque lo si voglia chiamare e lui stesso riconosce che ogni tanto “è come se la gente e le cose fossero collocate in un posto ben preciso sulla terra per soddisfare i capricci di un eccentrico essere superiore”. La vita di ognuno è regolata dal caso, il battito di una farfalla può causare un uragano dall’altra parte del mondo e una serie di circostanze fortunose possono costringere Emil a starsene nascosto sotto il letto mentre un intruso fa il padrone in casa sua. Ólafsson tradisce le sue influenze, da Beckett a Auster (di cui è il traduttore in Islanda) ma lo fa con stile. E il suo passato di musicista fa capolino nella ricca scelta di canzoni citate, da Elvis a Miles Davis, da Mahler ai Kraftwerk.

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