Animali domestici

Animali domestici

Letizia scappa, scompare. Lo fa come lo fanno gli animali domestici ogni tanto: vivono al sicuro nei loro spazi fatti di orari fissi, certezze affettive e mura perimetrali quando una porta lasciata aperta per sbaglio sembra l’occasione che attendevano da sempre per fuggire. Ciò da cui Letizia scappa ha le fattezze del suo attuale compagno, Marco. Ciò a cui Letizia sta tornando, quelle informi di Edi Sereni: tipico intellettuale dolente milanese, decide vita e morte dei partecipanti ai premi letterari, mangia solo kiwi, cinismo e minestrine liofilizzate che compra in Svizzera, probabilmente è impotente ma ciò non gli impedisce di avere multiple relazioni con donne, se possibile giovani. Letizia è una di queste. Edi Sereni, un manipolatore neanche troppo raffinato. Ne sa qualcosa sua figlia Chiara: un’infanzia da dislessica incompresa e un presente riempito da attacchi di panico che riesce a superare solo grazie alla compagnia dei suoi cani, in una villa rifugio in cui irrompe una mattina la Guardia di Finanza, sequestrandole i suoi amati animali. È a partire da questo presente che la narrazione in prima persone dell’autrice compie un balzo e arriva dalle parti della sua infanzia, per poi, in un ampio girotondo popolato da quattro storie diverse, riportarci al presente…

Come capita sempre più spesso nei romanzi italiani, anche Letizia Muratori parla di sé: “falso autobiografico” questo è il nuovo genere letterario che dovremmo avere tra le mani con Animali domestici. Plauso alla copertina (uno dei rari casi, ma parliamo di Adelphi, quindi rari mica tanto) a cui si deve la tentazione di possedere il libro in duplice copia. Ma descrivere Animali domestici non è cosa facile: a chi mi chiedeva di cosa trattasse il libro, solo ora mi rendo conto di aver risposto cose totalmente inesatte (o forse tutte vere): parla di una scrittrice in crisi che decide di aiutare una sua vecchia amica a riscrivere il diario dei suoi cani, anzi no è la storia di una adolescente romana nata negli anni ’70 e vissuta a “Pariolandia” che sposa un tossicodipendente e non se ne accorge per i successivi anni… Ma sarebbe comunque una descrizione parziale che lascia fuori molte storie importanti. Arrivata alla fine, se qualcuno mi chiedesse ora “Ma di cosa parla questo libro?” sarei tentata di rispondere “Di me, e di come prendersi il diritto a nuovi valori è il prendere più terribile che vi sia per uno spirito paziente e timorato”.



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