Anime e acciughe

Anime e acciughe

Avete presente quando si dice di qualcuno che si è svegliato morto? Beh, è esattamente quello che succede ad Achille. Un bel giorno si sveglia e a dargli il buongiorno trova addirittura il Maresciallo Radetzky. Un po’ sorpreso di trovare un estraneo in camera sua, scopre di essere morto e con tutta tranquillità si affida alla buonanima per capire come comportarsi. La prima domanda è come fare per uscire da quel corpo che ormai non gli appartiene più. La cosa si rivela piuttosto semplice, pare infatti che per qualche tempo si mantenga una sorta di facoltà che permette di fare le cose più o meno come da vivi; è vero che l’abito pensato intensamente e che ci si trova addosso, in quello che era l’aldiqua e improvvisamente è l’aldilà, in realtà rimane nell’armadio, ma solo per quelli che sono ancora vivi. Che poi se escludiamo gli spostamenti che in effetti sono più veloci ‒ si dice per uno sfasamento temporale fra un piano e l’altro ‒ e il fatto che ci si trovi a conversare con chiunque, ma proprio tutti quelli che ci hanno preceduto, ad Achille non sembra sia cambiato molto. Per evitare di assistere alla scoperta del suo decesso e non ancora sicuro di voler assistere alle proprie esequie, il de cuius si reca in un garage di piazza San Marco dove, nella Porsche rossa di una coppia di amici del figlio, vive il suo gatto. Nel suddetto garage, peraltro molto affollato, lo raggiunge ben presto Elio Fiorucci, il compianto stilista. E se la conversazione con Radetzky era quantomeno surreale, da qui in poi si susseguono dei dialoghi che sono un crescendo di folle normalità…

Si potrebbe definirlo un romanzo surreale e probabilmente lo è, ma è talmente intriso di ironia e al contempo trasudante serenità, che l’assurdità della situazione passa in secondo piano, per non dire che proprio scompare. È una totale rivisitazione di tutte le teorie sulla vita dopo la morte questa di Achille Mauri, tranne ovviamente quella secondo cui dopo c’è soltanto il nulla. Capita spesso agli autori di scoprire cose sui loro libri, cose che non gli erano neanche passate per la testa, questo perché a seconda dello stato d’animo del vissuto o del momento ognuno in un libro scritto bene ci trova quel che cerca. Io qui, del tutto ignara delle intenzioni di Mauri, ci ho trovato una buona fetta della storia editoriale italiana ‒ cfr Messaggerie Italiane – ma anche di tutta la “cultura” in generale, uno sguardo disincantato e acuto su tanti aspetti dell’attualità e forse una speranza, un desiderio. La teoria di un aldilà che, fatti salvi pochi particolari riguardanti la fisicità, è parallelo e molto simile all’aldiquà, definizione applicabile e applicata ad entrambi i “mondi”. Certo una volta passati “di là” il tempo ha una relatività tutta sua, come lo spazio che si dilata e si accorcia ma c’è, tant’è che le anime si spostano usando i consueti mezzi di trasporto, automobili autobus e motorini per andare da un posto all’altro; frequentano la Scala le proprie case il Planetario ma fanno anche dei viaggi intercontinentali entrando in comunione con le anime che quei viaggi li hanno fatti da vive. Giustamente qualcuno si chiederà: sì, ma le acciughe? Le acciughe ci sono, “fisicamente” presenti e anche metafora, forse, di uno stato confusionale iniziale, ma non solo. Consigliato davvero a tutti, soprattutto a chi ha paura del grande salto: scoprire che forse un giorno “ci sveglieremo morti” è un bel modo di immaginare (e in fondo esorcizzare) quello che un domani sarà per tutti l’aldiquà.



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