Anime scalze

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Ercole ha quindici anni e vive a Torino. Avere il nome di un eroe lo rende orgoglioso, anche se lui ai miti greci preferisce Guerre stellari. Sua sorella si chiama Asia, è più grande, lavora in trattoria, tiene i conti di casa e falsifica la firma di papà per compiti in classe e giustificazioni. Papà si dimentica i compleanni, ogni tanto non torna a dormire e sbarca il lunario. Mamma se n’è andata tanto tempo fa. I nonni sono morti. Ogni tanto qualche persona di buon cuore bussa alla porta, gente dei servizi sociali o della parrocchia, ma Ercole sa che non deve aprire. Bisogna essere cauti, con le persone di buon cuore. Poi c'è Viola, che fa il liceo, ha una bella casa, legge tanti libri e il giovedì aiuta la nonna al chiosco di fiori. Ercole vede Viola di sfuggita passando con l’autobus, è amore a prima vista, scende di corsa e decide che farebbe di tutto, per conquistarla. Poi c’è Luca, che è l’altro figlio di mamma, ma Ercole ancora non lo sa di avere un fratellino. Quando papà viene arrestato, Asia gli rivela che mamma ci aveva provato, a riallacciare i contatti: di quei tentativi andati a vuoto resta un plico di cartoline a cui nessuno ha mai risposto. Il timbro postale è di Erta, oltre Pinerolo, ci si arriva in corriera. Ercole forse li ha, i soldi del biglietto. Tanto vale provarci. Ma come farà a riconoscerla, dopo tutti questi anni?

Fabio Geda è così: lo leggi e torni bambino. Non è tanto una questione di anagrafe, quanto di approccio alla vita. Ercole è un adolescente, ma in lui si leggono alcuni punti fermi che ci riportano a quel momento in cui il nostro corpo cresceva e noi volevamo restare ancora un pochino bambini, solo un altro pochino. Quali? La bellezza di sapere che c’è qualcuno che provvede a noi e che sistema tutto quando qualcosa non va. La voglia di vivere non alla giornata, ma proprio minuto per minuto, secondo per secondo. Un bisogno sconsiderato di affetto. La venerazione per i propri eroi, e sognare da grande di diventare come loro. La vita però ci impone di crescere, da lì non si scappa, e i personaggi di Geda fanno così, crescono un poco di più a ogni pagina. A Ercole succede in un modo insolito: la madre lo ha abbandonato, il padre fa quello che può, la sorella lo accudisce ma al tempo stesso vive la sua vita, e tutt’a un tratto Ercole si scopre fratello maggiore, di un bambino che (come tutti i fratellini) per lui farebbe di tutto, anche salire sul tetto di un centro commerciale in piena notte, con un fucile in mano. Perché comincia così, il romanzo. Se dovessimo riassumere il tutto in una massima zen, diremmo che i personaggi di Geda si presentano al lettore con l’anima scalza, e devono pian piano imparare a mettersi le scarpe giuste e camminare alla ricerca del proprio spazio, attraverso questo enorme e piacevole casino che è la vita.



 

 

 
 
 
 

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