Anni affollati

Anni affollati
La cortina di ferro, le lotte armate, il piombo sulle strade e nei cuori. Il compromesso storico, la strage dell’Italicus, le Brigate Rosse, Autonomia Operaia, Ordine Nuovo, Indiani Metropolitani, la rivoluzione sognata, la DC e il PCI. Il terremoto in Friuli, la nube di Seveso. La legge sull’aborto. Guerre Stellari, La febbre del sabato sera, Il cacciatore e Apocalypse Now. Papa Wojtyla, lo scandalo del Banco Ambrosiano, la morte di Pasolini, l’ascesa dell’imprenditore Silvio Berlusconi con la sua televisione commerciale Canale 5 che dal 1980 in poi segnerà l’era della Milano ‘da bere’, degli yuppies, di Drive In e del craxismo pervasivo. In poche parole: dagli anni Settanta agli Ottanta in Italia sono cambiate molte cose. E la musica? A quel tempo nasce e si afferma una nuova categoria di cantanti e autori, i cosiddetti ‘cantautori’, figli degli chansonnieres francesi e se vogliamo dei più distanti trovatori medievali. La loro epopea poetica narra il contemporaneo, descrive la società con rabbia o con ironia, sognando e creando piccoli universi pop destinati a migliaia di amanti della musica, che a quel tempo compravano tonnellate di vinile e ascoltavano le canzoni col cuore, lasciando scorrere la puntina sul disco o la testina sul nastro fino a quando i supporti non si consumavano… 
In questo breve ma intenso saggio del giornalista musicale di Left, si ripercorrono in maniera veloce gli anni che vanno dal 1973 al 1983. In ogni capitolo vengono delineati i principali avvenimenti storici e di costume e da lì si analizzano con brevi ma godibilissime recensioni i dischi più importanti usciti nei rispettivi 12 mesi. Tra gli artisti più conosciuti, che ancora oggi hanno un pubblico di aficionados, troviamo Vecchioni, De Gregori, Bennato, Guccini, Branduardi, Bubola, Battiato, Venditti, Zero, Rossi, Conte, Dalla, Jannacci, Finardi e altri. Tra chi purtroppo non ci allieta più con la sua voce e le sue melodie sono segnalati anche De André, Lolli, Gaber (suo è l’album da cui è tratto il titolo del libro) e Bertoli. Per non dimenticare un periodo che sembra ormai così distante, quando prendere posizione era la norma. Il libro è utile per andare a ripescare quei dischi che ci eravamo dimenticati, ma che in qualche modo hanno contribuito a definire l’immaginario di innumerevoli generazioni. Scorrevole e senza troppi tecnicismi, Bonanno scrive sia per i melomani, sia per i non addetti ai lavori. Un piccolo breviario di ricordi, come dice l’autore nell’introduzione: “quando la musica era non soltanto ribelle, ma anche cosa seria”.

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