Anni di cemento

Anni di cemento
Uno dei primi atti di Gianni Alemanno come sindaco di Roma è stato a novembre 2008 la rimozione del geometra Massimo Miglio, capo dell'Ufficio Antiabusivismo del Comune, che in pochi anni di attività si era guadagnato la nomea di 'cagnaccio' per la determinazione feroce con la quale dava la caccia a chi perpetrava abusi edilizi sul territorio romano. Eppure lo stesso Alemanno aveva espresso più volte per Miglio stima e considerazione: la scelta apparentemente inspiegabile è stata motivata – fa fede quanto dichiarato dall’assessore al Personale Cavallari che ha definito Miglio “un abusivo che si occupava di abusivismo” - con la necessità di non ricorrere più ai servigi di quello che tecnicamente è un dirigente dell'AMA, l'azienda municipalizzata che a Roma gestisce rifiuti e cimiteri, e non un dipendente comunale vero e proprio. Resta il fatto che è difficile comprendere - e giustificare – una scelta che di fatto esautora uno che dal 1999 (anno in cui l'Ufficio Antiabusivismo è stato istituito) ha diretto oltre 700 interventi di demolizione di manufatti illegali, e solo tra 2003 e 2008 ha fatto abbattere 550.000 metri cubi di volumetrie abusive. Ma chi è davvero Massimo Miglio e cosa ha fatto – e sta facendo, perché con una mossa a sorpresa la Regione Lazio costituisce nel marzo 2009  un Ufficio antiabusivismo urbanistico-edilizio competente anche su Roma e lo affida proprio a Miglio - per la capitale? E chi vuole mettere la museruola al 'cagnaccio'?
La giornalista di RAI Regione Chiara Lico, dopo qualche racconto e un romanzo sulla precarietà, si butta anima e corpo nel giornalismo d'inchiesta - e lo fa con un libro duro, schierato, un vero e proprio atto di denuncia innanzitutto verso chi stupra la bellezza della Città Eterna e dell'Agro Romano con l'abusivismo, e poi verso chi nelle istituzioni locali e nazionali ostacola (a colpi di condoni, omissioni, miopie e, perché no, bislacche rimozioni di dirigenti meritevoli) anziché favorire come sarebbe suo preciso dovere la lotta contro tale esecrando fenomeno. La vicenda di Massimo Miglio diventa allora un simbolo, un paradigma, una bandiera. Come sottolinea Vittorio Emiliani nella interessante prefazione, uno dei meriti principali dell'inchiesta della Lico è il suo raccontare tra le righe la storia dell'abusivismo edilizio romano e la sua trasformazione negli anni, un percorso unico nel suo genere che ancora non ha ricevuto l'attenzione che merita da parte degli studiosi. Anni di cemento va intesa forse in questo senso la prima pietra, il primo mattone. Tutt'altro che abusivo, tranquilli.

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