Anni luce

Anni luce
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

È un pomeriggio caldo di giugno. C’è una foto dei Led Zeppelin scattata da Herb Greene. Il quartetto inglese capitanato da Jimmy Page trasuda carisma da quello storico scatto datato 1969. Quando lui aveva vent’anni, ovvero nel 1993, starsene a guardare quella foto voleva dire fare un salto nella preistoria, all’età d’oro degli albori del rock. La band di Stairway to Heaven si era sciolta tredici anni prima; in fondo non era moltissimo tempo, ma a quell’età gli sembrava un’enormità. Nel 2016 si rese conto che ricorreva il venticinquennale dall’uscita di Ten dei Pearl Jam, una pietra miliare del rock anni Novanta targata Eddie Vedder: era la stessa distanza che separava il sé stesso giovane dal momento in cui Greene scattava quell’iconica foto ai Led Zeppelin. Aveva conosciuto Q al Timba, una scuola di percussioni che stava in via del Fornetto. Gli avevano detto che c’era un tizio che suonava da dio la chitarra, e quella sera Q era di spalle, coi capelli lunghi a fumare una sigaretta. Non era un dio della tecnica, non era simile a Van Halen o Greg Howe, ma aveva un tocco personale, maltrattava la sua Gibson Flying V con il vigore mutuato dal punk e dal grunge. Si sposava alla perfezione col resto della band, quelli che divennero i Sinki’s Sauna. Q era un anarchico, non sembrava coinvolto in nessun tipo di discorso di ampio respiro, non gli importava stabilire cosa fosse giusto e cosa sbagliato, non gli interessava il cinema, la letteratura o la televisione, se ne infischiava dei discorsi sul futuro e delle questioni sociali. Insomma, non si sentiva parte di niente, e per questo motivo era un essere umano libero fino in fondo…

Andrea Pommella scrive per “Il Fatto Quotidiano” e ha pubblicato pezzi e racconti su “Minima&Moralia”, “Doppiozero” e “Rivista Studio”, oltre ad aver già esordito nella narrativa con La misura del danno (Fernandel, 2013). La candidatura del suo Anni luce al Premio Strega, con la prima selezione passata ai danni anche di autori molto quotati e il conseguente approdo nella dozzina, è un caso singolare che merita attenzione per una serie di motivi. Innanzitutto perché Add è un editore piccolo ma ambizioso, di certo non un habitué della manifestazione, tanto che può apparire manzonianamente come un vaso di terracotta che si trova a viaggiare fra vasi di ferro, cioè quei romanzi pubblicati da vere e proprie corazzate editoriali. Il libro può risultare quasi fuori posto per la sua brevità (oltre che per il singolare formato tascabile) e per essere sostanzialmente privo di una vera trama, sacrificata al cospetto di citazioni continue e riferimenti a dischi che hanno segnato la storia del rock e l’immaginario dell’autore. Il protagonista è senza nome e pare sovrapporsi alla voce dello stesso Pomella, narra in prima persona della sua amicizia con il fantomatico Q. Insolito l’identikit di autore ed editore, insolita anche la cornice narrativa che ambienta a Roma una storia di due amici, due giovani aspiranti musicisti che da ragazzi si ritrovano improvvisamente uomini, con il grunge americano dei Pearl Jam come riferimento costante e come stella polare vagheggiata con nostalgia, come un treno che ha travolto la giovinezza del narratore (e dell’autore, aggiungiamo noi). Non sappiamo quale sarà il destino di questo libro-outsider in chiave Strega, se cioè riuscirà clamorosamente a entrare nella shortlist finale, ma di certo dobbiamo registrare l’ottima eco che sta avendo sia fra i lettori che fra la critica specializzata.



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER