Annibale

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Annibale, figlio di Amilcare Barca e fratello di Asdrubale, ha il combattimento nel sangue. Il suo sentimento antiromano è forte e robusto, e sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di infliggere dolore e vergogna sugli acerrimi nemici. Ci riuscirà, impegnandosi in alcune tra le campagne più disperate e mirabolanti della storia, marciando dalla Spagna, valicando le Alpi con gli elefanti e colpendo al cuore la Repubblica sconfiggendola in ben quattro battaglie, fra cui spicca quella di Canne del 216 a.C. . Dopo questi successi l’aura di Annibale continuerà a splendere nonostante le sconfitte registrate dal suo popolo, soprattutto al termine della battaglia di Zama, autentico spartiacque delle Guerre Puniche. Da quel momento in poi Annibale non farà più paura e, costretto dai Romani all’esilio, si recherà prima in Siria e poi in Bitinia, esule fuggiasco prigioniero di un tempo che non è più in grado di plasmare a suo piacimento…

Chi dice che la storia sia una materia noiosa dovrebbe dare un’occhiata alla vita di Annibale, nemesi della Roma repubblicana e uno dei più grandi condottieri dell’antichità. Di lui si può certamente dire che se i Cartaginesi avessero vinto le Guerre Puniche, probabilmente si sarebbe assistito a una storia completamente diversa da quella attuale, ma è altrettanto vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Il saggio biografico di George Philip Baker, storico britannico che già ha avuto modo di dedicare monografie a Silla, Tiberio e Giustiniano, attribuisce ad Annibale la giusta dignità, mantenendosi equidistante e obiettivo nei giudizi, senza cioè incensarlo né demonizzarlo. Particolarmente attento a descrivere il contesto storico in cui Annibale è nato e cresciuto, l’autore spazia in digressioni caratterizzate da grande precisione e accuratezza, soprattutto quando si tratta di raccontare la genesi della città di Cartagine, passata nel corso dei secoli da colonia fenicia a vera propria potenza mediterranea in grado di rivaleggiare per prestigio e potenza con Roma. È in questo contesto che Annibale, definito da Theodor Mommsen “Il più grande generale dell’antichità”, sviluppa il suo odio per i Romani, un odio talmente forte che lo porterà non solo ad essere il loro più acerrimo rivale, ma che lo condurrà persino al suicidio pur di non essere catturato. Appassionante come un romanzo, Annibale costituisce una lettura imprescindibile per chiunque sia interessato ad approfondire una delle figure più interessanti della storia antica.



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