Annus horribilis

Annus horribilis
Nel secolo della digitalizzazione e della cultura immateriale - intesa come risorsa labile - non dobbiamo sorprenderci se la classe politica alla direzione del nostro paese fa del trasformismo una delle sue doti più grandi: oggi qui, domani lì, tra un mese si vedrà - l’importante è stare sempre e comunque sul carro dei vincitori, proclamarsi a favore della maggioranza e non avere mai timore di smentire se stessi. E che dire poi dell’onestà, a due anni da una crisi mondiale causata da una decina di banchieri che hanno messo in rovina il mondo intero ma che mantengono ancora ben salde le loro poltrone? Solo gli sciocchi sono per l’integrità morale a tutti i costi, meglio farsi furbi e darsi da fare, diventare in qualche modo tutti manager e aumentare i dividendi e il volume della carta straccia, allacciare rapporti mafiosi se necessario, sfruttare le amicizie politiche e le leggi da esse derivabili. E dobbiamo forse sorprenderci se l’Europa - il continente più vecchio e conservatore - scopre in questi anni di crisi monetaria una ritrovata xenofobia a danno delle nazioni più deboli, che inviano sulle nostre spiagge barconi di immigrati? O il timore nei confronti dei paesi più forti sulla scena economica e prossimi a dominare il mercato globale? Ecco allora che la strada per una destra ignorante e meschina ma armata di mezzi di informazione, denaro, amicizie influenti e sorretta dalle paure e dalle fragilità del popolo italiano, sembra procedere spianata verso la dittatura…
Evitando di nascondere il passato di Giorgio Bocca - l’autore infatti fece parte dei GUF negli anni trenta e sempre in quel periodo firmò dapprima il Manifesto sulla razza e partecipò alla Seconda Guerra Mondiale a fianco dei fascisti, prima di ricredersi totalmente e schierarsi con le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà - dobbiamo ammettere che quest’ultima analisi della società moderna affrontata nel libro Annus horribilis è lucida e straordinaria. Senza cercare di affossare la personalità di Silvio Berlusconi, ma tentando invece di comprenderne le mosse passate, presenti e future e la stima che molti italiani hanno di lui (perché Mr. B in fondo è l’uomo che tutti noi vorremmo essere: ricco, potente e simpatico, sempre pronto a rialzarsi di fronte alle difficoltà, circondato da donne e amanti) Giorgio Bocca ritrae gli anni peggiori di questa morente democrazia italiana. Ma se la ripetizione del disgusto nei confronti della nostra classe politica - comprensibilmente - non dovesse smuovervi più di quel tanto, i temi su cui Bocca ci porta a riflettere sono anche e soprattutto quelli di una nuova divisione del mondo in ricchi mostruosamente avidi e potenti e una classe media sempre più povera, tanto che la divisione del pianeta sembra ormai delinearsi secondo questi due estremi: in pochi hanno tutto, in molti non hanno più niente. E in questo disastro delle uguaglianze che dovrebbe spianare l’ascesa della sinistra e il fermento degli operai, voi avete una qualche notizia di questi due ingiustificati assenti? E allora sembra realistico pensare che il sentimento di unione tra persone sia andato perdendosi per sempre e che questo nuovo millennio ci voglia capaci solo di invidie: in fondo preferiamo tutti tacere le disuguaglianze dei padroni, con la speranza che un domani possiamo svegliarci al loro fianco.

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