Ano di volpi argentate

Ano di volpi argentate
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La strada, di notte, è un testo scritto, è una piattaforma televisiva sopra la quale scorrono immagini. Le automobili sono come tubi catodici dentro cui spiare le facce e le storie di chi ci segue, ci supera e prosegue oltre. Potremmo vedere una donna che se ne va dal marito che l’ha tradita, scoperto a scopare con l’amante seduta a cavalcioni sopra di lui. Ai bordi della strada, macchie di neve, una volpe che ci osserva e in cielo alcuni rapaci. Sulla carreggiata anche un camion: bagaglio di storie viste e spiate da una specie di trespolo sopraelevato. Come quella di una coppia scoperta ad amoreggiare sul sedile posteriore di un’automobile. Quasi uno scontro, quasi un incontro in un ristorante poco più avanti. E poi l’inseguimento… C’è questo vecchio matto, tale Matteuzzi Luigi, lercio e puzzolente. Tra i tanti che assiste, lui è il più sporco di tutti. Sporco fuori e sporco dentro, uno che si è operato da sé di emorroidi, per dire. È bastata la punta di un coltello lercio come lui e un catino. Calate le braghe, ha allargato le gambe e inciso. Fine. Il dolore all’inizio è stato quasi insopportabile, ma non si è fermato. Matteuzzi però è fatto così. Uno che si prendeva le donne ovunque, in piedi, con crudeltà, questo quand’era giovane. Quando, ai tempi in cui faceva il barelliere in Germania, ne aveva viste di cose strane… Una donna, l’amata, con la quale ride e ci fa l’amore, la donna che angeli buffi accompagnano, accarezzano, è malata. Le scoprono il cancro: è fatto di due serpenti che l’avvolgono e la violentano da dentro. Ecco, dunque, voi angeli, se vi capitasse di pregare per lei, non resistereste. Ne verreste sedotti, ondeggereste i vostri bacini tondi fino a gemere di piacere per quella donna così bella…

“Voglio dire questo, che quando ti penso, vedo una distesa di boschi. Voglio dire che, in un punto oscuro di quei boschi, esiste veramente lo sfintere di una volpe. Certo, quel muscolo ha qualcosa di tremante. Esso è una stretta rapida. È un pensiero oscuro. Esso si stringe o si allenta, a seconda del caso. Quando la volpe muore, per esempio, lo sfintere si allenta. Ora, quando guardo una distesa di boschi, e quando penso allo sfintere delle volpi, mi viene in mente tu. Voi due siete un pensiero oscuro. Una rapida stretta. Siete qualcosa di tremante che, dal buio, invia segnali verso l’alto”. Mi sia concessa la lunga citazione che troverete all’inizio di questo libro, uscito quest’anno in formato digitale dopo diciotto anni dalla prima edizione cartacea, e che precede i quattro racconti della raccolta. Una citazione che pare assurda sino a quando non si pensa che invece è una sorta di dichiarazione amorosa. Incastonata all’inizio come una targa celebrativa, rende perfettamente l’idea dell’atmosfera che andrete a respirare. E quando dico respirare, intendo proprio quello. Annuserete gli odori dell’amore, che non sono sempre patinati come quelli dei film. Perché i corpi che si uniscono sono fatti di sudore, peli, capelli, saliva. I buchi, poi, sono luoghi prediletti. Non solo di sfinteri di volpi si parla. Perché i buchi parlano. “Dicono le cose che non vanno. Corteggiano le cose che non vanno.” Se vi fermate a pensarci, in effetti, è così. Dai buchi impari, anche se: “Nella lotta per la vita i buchi perdono.” Eppure, ne siamo attratti e vi infiliamo le dita. Tutto ciò per dire cosa? Che questi quattro racconti vanno affrontati così, come se doveste entrare dentro un grosso buco, una tana, per inseguire un coniglio o una volpe. Preparatevi a dovervi sforzare, divincolare, persino a scoprirvi addormentati durante il percorso e poi sognare le immagini oniriche che queste storie strane sapranno evocare. Bei sogni o incubi, questo non si sa.



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