Antologia privata

Antologia privata

C’è un luogo dove vive un personaggio che “scrive un libro attorno a uno scrittore che scrive due libri, attorno a due scrittori, uno dei quali scrive perché ama la verità ed un altro perché ad essa è indifferente”. Nello stesso posto, troviamo il lettore casalingo, attorniato da quei tre, quattro volumi in edizione economica da sottolineare a matita e trattare anche un po’ male perché “non vuole assolutamente rinunciare al rapporto carnale” con il suo oggetto preferito… Pinocchio, Leopardi, un’orchestra, imperatori e califfi, intellettuali: in quel luogo sconfinato che è la mente di chi scrive c’è di tutto. Persino i dinosauri. Chi altro, oltre ai bambini e ai paleontologi, continua a interrogarsi sui primi abitanti della Terra? Scomparsi più o meno settanta milioni di anni fa, restano nelle domande dei più curiosi: “Ci interroghiamo sull’aldilà, ascoltiamo Brahms; poi, d’un tratto, l’antica tarantola ci morde: che ne è dei dinosauri?”...

Come dare ordine e senso a un universo così variegato e pindarico? Il genere dell’antologia era nato anche per questo: riunire il frammentato, selezionare. Con Calvino abbiamo poi scoperto la letteratura combinatoria, capace di assemblare racconti secondo un ordine rigoroso, quasi matematico. Manganelli stravolge il significato di queste operazioni: intenzionalmente divora e massacra i propri libri, come un cannibale, per comporre un banchetto sontuoso (e “commercialmente attendibile”). L’ideale, dunque, per avvicinarsi a un autore sconosciuto o per evitare i suoi scritti più ostici. Giorgio Manganelli ci lasciava 30 anni fa, il 28 maggio 1990. L’anno precedente procedeva a selezionare una serie di suoi scritti, eterogenei, senza un dichiarato filo rosso, raccolti da Rizzoli in una Antologia privata. Quodlibet ha ripubblicato la raccolta nel 2015. Istruzioni per la lettura: nessuna. Sfogliando il libro a caso, ci sarà sempre un appiglio per fermarsi e leggere uno dei brevi capitoletti. Oppure si può seguire l’indice composto dall’autore: la divisione non è rigidissima, vagamente per genere letterario. L’antologia raccoglie infatti scritti estrapolati dalla narrativa (dagli arcinoti miniracconti di Centuria a quelli più enigmatici in Agli dèi ulteriori) e dalla critica letteraria (fra queste, le recensioni ardite della Divina Commedia, dell’Odissea, delle Operette morali) fino ai risvolti che Manganelli “autoscriveva” per le proprie pubblicazioni. Un terzo del volume è dedicato agli “Extravaganti”, scritti di varia natura che ricostruiscono il mondo culturale italiano di qualche decennio fa; furono infatti pubblicati sulle terze pagine de “Il Messaggero”, del “Corriere della Sera”, de “La Stampa”. Si tratta di reportage fuori dall’ordinario (come gestire un invito alla cerimonia di consegna dei premi Nobel), oppure di riflessioni sparse (dalla psicanalisi junghiana ai capolavori di Bernini) e sono probabilmente gli scritti migliori, a rileggerli oggi. Impeccabili, accessibili, elargiscono curiosità e chiarezza. Talvolta anche assolute verità.



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