Apnea

Apnea
Lorenzo è un giovane rockettaro, cresciuto con la sua band nel mondo dei locali romani degli anni '90: gira il mondo, si gode la vita, fa più esperienze possibili e cerca di mettere in atto l'ormai consolidato diktat "sex, drugs and rock 'n' roll". Una domenica mattina viene costretto a lasciare il letto caldo e avvolgente che lo ospitava e in cui dormiva tranquillamente, per andare a sciare sul Terminillo. Quel giorno esatto, per Lorenzo, inizierà un lungo calvario ospedaliero, principalmente in Svizzera, da cui uscirà con la diagnosi di "tetraplegico". Come lo rassicura il fratello, "i tetraplegici possono avere appuntamenti", fare sesso e, quindi, vivere una vita per quanto possibile "normale". Ed è proprio di reparto in reparto, attraverso le sedute di fisioterapia, i vari medici, primari, professoroni, ergoterapiste che dovrà imparare ad accettare ed abitare quel suo nuovo corpo, immobile e insensibile dai capezzoli in giù, che non risponde alle richieste e agli stimoli del cervello. Il ritorno a Roma, lontano dallo scrigno svizzero in cui è vissuto per molti mesi, è traumatico, disorientante, confondente. Intorno a Lorenzo aumentano gli sguardi di curiosità e di compassione, anche se il più delle volte i suoi interlocutori, incapaci forse di interagire con lui, preferiscono più semplicemente evitarlo. Agli sforzi intensi per riuscire ad ottenere una benché minima indipendenza quotidiana fanno eco i progetti (a tratti rocamboleschi e quasi comici) di suicidio per porre fine ad una vita difficile, che lo lascia il più delle volte senza fiato, in uno stato, per l’appunto, di totale apnea. Anche se circondato dagli affetti e dai suoi storici punti di riferimento, di cui però dovrà presto imparare ad avere una percezione e una prospettiva diverse, si sente - come cantano i Radiohead nella loro Let down - “deluso e schiacciato come un insetto sul terreno, in attesa di una strana reazione chimica, capace di fargli crescere le ali”... 
Un romanzo, una storia vera, un pugno allo stomaco scritto bene, con lucidità e con un'inaspettata dose di ironia, che racconta dettagliatamente una presa di coscienza e il cammino verso una nuova realtà. Lorenzo Amurri rende partecipe il lettore dei passi avanti fatti come degli insuccessi, degli attimi - tanti - di scoramento, del forte senso di smarrimento in cui è sprofondato. I termini specialistici delle più moderne tecniche ospedaliere di riabilitazione si alternano all'emotività verbale di chi si trova catapultato in un nuovo mondo, o all’afasica inadeguatezza di chi cerca di stargli accanto. Perché, e in questo sta uno dei punti di forza di questo libro, Lorenzo Amurri è il primo ad ammettere che anche un tetraplegico può essere tremendamente egoista, fisiologicamente obnubilato dalla propria disperazione per rendersi conto che vicino il suo mondo fa salti da gigante per adeguarsi alle novità. Quando si finisce il romanzo, l'effetto immediato è quello di guardarsi incontro, domandandosi come si faccia a superare i mille ostacoli che molte città italiane, Roma in testa, disseminano sull'impervia strada di ogni disabile, che tristemente non può permettersi di vivere le proprie giornate. Perché quelle che eufemisticamente vengono chiamate "barriere architettoniche" non sono altro che ostacoli insormontabili, blocchi totali ad un sacrosanto diritto di dignitosa esistenza. Un’ottima lettura, per aprire gli occhi.

Leggi l'intervista a Lorenzo Amurri

 

 

 

 
 
 
 
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