Apocalisse Z - L’ira dei giusti

Un giovane avvocato vedovo, una sventola diciottenne (che flirta con l’avvocato) - entrambi spagnoli - un ex militare ucraino e un gatto: ecco l’equipaggio della malconcia barca a vela che fa rotta verso le isole di Capo Verde. Una gita in alto mare? Niente di più lontano dalla verità: i tre stanno cercando una zona ragionevolmente sicura in cui vivere, lontani dalla marea immane di zombie che ormai popola la Terra, dopo che un anno e mezzo prima il virus TSJ, un’arma biologica sovietica nascosta in un laboratorio del remoto Dagestan, è sfuggito al controllo e ha infettato il mondo scaraventandolo in un caotico e sanguinoso medioevo. L’equipaggio della barca a vela purtroppo non sa (niente bollettini meteo nel mondo degli zombie!) che sta andando incontro a tutta velocità a un pericolo ancora più grande: il super-uragano Edna, in rapido spostamento verso le coste africane. Quando la “Corinto II”, travolta da onde gigantesche e venti irresistibili, sta ormai per inabissarsi, una luce verde si accende nel buio fitto della tempesta: è una mega-petroliera apparentemente in piena efficienza, che fende le onde senza paura. Spauriti e increduli, i tre naufraghi (più il gatto) vengono tratti in salvo e quando riprendono i sensi scoprono l’incredibile equipaggio e la missione della gigantesca “Ithaca”…
La non memorabile trilogia Apocalisse Z del galiziano Manel Loureiro giunge al suo epilogo con un benemerito scatto di reni, che rende questo L’ira dei giusti, al contrario dei primi due capitoli della saga, davvero un ottimo romanzo di genere. Le trovate su cui si regge il romanzo sono più d’una. La prima - idea gustosa anzicheno - è la guerra per il controllo delle poche fonti di petrolio rimaste tra un regime/setta di fondamentalisti cristiani razzisti del sud degli Stati Uniti (l’Army of Christ) che ritengono l’Apocalisse in atto inviata da Dio e la dittatura comunista della Corea del Nord, unico Stato rimasto indenne dall’epidemia zombie perché isolato dall’esterno e in grado sin dalle prime fasi dell’emergenza di prendere misure draconiane per evitare il contagio (leggi: massacri ordinati ed eseguiti senza discutere). La seconda è l’esistenza di un antidoto, il farmaco cladoxpan, in grado di cronicizzare l’infezione da TSJ impedendo ai contagiati di diventare non-morti - a patto naturalmente di non interrompere la cura. La terza è la fine dei miliardi di zombie che vagano per la Terra, prevista entro pochi anni a causa delle infestazioni di funghi, che ne stanno distruggendo i corpi in assenza dell’attività batterica. Sia chiaro: nulla di originalissimo. Ma Loureiro dimostra perlomeno saggezza e decide di affidarsi ai numi tutelari del genere Horror: da Max Brooks prende l’approccio “politico”, da Stephen King la gestione del personaggio del reverendo Greene, solo per evidenziare due riferimenti smaccati. Originalità o meno, il risultato è assai godibile.

 

 

 

 
 
 
 

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