Apologia di un fottuto millennio

Apologia di un fottuto millennio
Milano, feste natalizie del 1999. Bartolomeo e Giada. Lui è uno scrittore senza soldi né successo, costretto a scrivere racconti per una collana di narrativa per l'infanzia. Lei è un architetto arredatore d’interni, erede di una famiglia borghese della Milano ‘bene’. Bartolomeo e Giada sono divorziati da dieci anni, senza nessuna possibilità di tornare insieme. La loro è una storia finita, logorata dal tempo e dalle troppe parole non dette, dalle infinite discussioni e da due caratteri ormai diventati incompatibili. Una storia iniziata ai tempi dell’Università, nel periodo delle rivolte, delle occupazioni e delle fughe dai celerini. Nel periodo dei sogni, ormai perduti nella banalità di una Milano iperattiva e sporca. E a quarant’anni la voglia di combattere per un ideale è ormai svanita, così come la forza di mantenere insieme un rapporto ormai insostenibile. A dieci giorni dal nuovo millennio, in una Milano impegnata negli ultimi acquisti natalizi e nei preparativi per il cenone di Capodanno, ognuno dei due farà i conti, a modo proprio, con un passato che non ha rispettato le sue promesse...
Quando una storia d’amore di sgretola lentamente, lascia dietro di sé milioni di perché, di per come, di semmai. Francesco dell’Ongaro e Luisa dell’Acqua li ripercorrono tutti attraverso gli occhi di lui e di lei. E dalle briciole di ricordi, dai frammenti di memoria di Bartolomeo e Giada, dalle loro infinite notti passate insieme, ecco emergere trent’anni di storia italiana, quella degli anni di piombo, delle stragi di Brescia e di Bologna e del rapimento Moro. Un romanzo avvolgente, una storia che ci pare di conoscere già ma che non vogliamo smettere di ascoltare. Perché molte di quelle briciole di rapporto di Giada e Bartolomeo sono le stesse che molti di noi hanno vissuto a tredici anni, poi a venti, a trenta e poi ancora e ancora. E quella parte di storia d’Italia la conosciamo dai telegiornali, dai libri e dagli approfondimenti o perché l’abbiamo vissuta in prima persona, eppure è bello sentirla un’altra volta, raccontata con altri occhi o colori. Un libro forte e profondo, spontaneo e sincero come una confessione buttata fuori tutta d’un fiato. Per tutti quelli che aspettavano il Capodanno del 2000 come il momento adatto per cambiare le cose, per voltare pagina e dare un calcio al passato. E per tutti quelli che ancora stanno aspettando, indecisi sul da farsi, eppur consapevoli che niente si può cambiare se non ci si crede fino in fondo.

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