Appalermo, Appalermo!

Appalermo, Appalermo!

“Ci sono uomini nati per fare una sola cosa nella vita”, lui è nato per divertire la gente. Domenico Calò, detto Mimmo, il calcio lo conosce come le sue tasche. Ha cominciato a fare il telecronista già da bambino, a bordo campo, quando gli amici cercavano di eliminarlo apposta dal gioco, affinché commentasse la partita. Quarantaquattro anni, sposato e un lavoro come giornalista sportivo per una emittente locale, Mimmo Calò è un palermitano doc, cresciuto nella borgata verace di Settecannoli, vicino al mare dove “se ti fai un tuffo, entri normale ed esci Mago Silvan”. In città lo conoscono tutti per le sue doti da commentatore e perché è stato “il primo a importare l’esultanza alla brasiliana in Sicilia”, con quel suo Gogogogooal, stirato per due minuti di fila. Non ha vizi particolari, Mimmo Calò, solo qualche esperienza rivelatrice con un’esperta pulla ‒ le pulle sono le prostitute di Palermo ‒ e le aste giudiziarie, a cui partecipa senza comprare mai nulla. Il giorno in cui l’emittente televisiva chiude per infiltrazioni mafiose tra i finanziatori, il re della telecronaca calcistica rimane senza lavoro, pochi piccioli sul conto, moglie a carico e un figlio in arrivo. La iella perseguita Mimmo, che per la prima volta in quindici anni di assidua frequentazione delle aste, posseduto dal piacere del rilancio, si aggiudica un magazzino: quaranta metri quadri nel centro storico. Lavoro non ce n’è, soldi neanche e così, il telecronista si riqualifica imprenditore: decide di fare del magazzino una bottega in cui vendere lo sfincione, tipica pizza palermitana. Nonostante i capitomboli burocratici e i prestiti conquistati a fatica per avviare l’attività, questa non decolla. Appena nata è già in fallimento. A meno che, Mimmo Calò non accetti di piegarsi alle logiche locali e di pagare il pizzo…

Psicologo, autore per web e cinema, creativo per una media company e co-autore del saggio sulla mafia Suicidi d’onore, nel 2015, Carlo Loforti si laurea romanziere, con Il calcio è un bastardo, finalista al Premio Calvino. Il titolo, modificato per non rischiare il disinteresse delle lettrici, è un aperitivo che invita ad assaporare un certo slang, modi di dire, vizi e movenze su cui è impresso il brand della “palermitanità” più spassosa. Con una scrittura pirotecnica, Loforti dà vita ad un personaggio, Mimmo Calò, voce narrante della storia, rappresentazione della fenomenologia dell’uomo “adattatore”, che per il quieto vivere, accetta pacificamente la sfiga e anche la suocera, adattando il proprio assetto mentale al mutare degli eventi. Un eroe comico del vivere contemporaneo, che attraverso la metafora calcistica, trasforma una serie di sfortunati eventi in un’esilarante commedia umana.



 

 

 

 

 
 
 
 

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