Appunti di meccanica celeste

Appunti di meccanica celeste
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La vita a Girifalco è un pendolo che oscilla tra la follia e la morte. Così sembrano suggerire la geografia fisica del luogo e la significativa presenza di un manicomio e di un cimitero a delimitarne i confini. Ogni anno tra il 15 e il 24 agosto Girifalco festeggia il ritorno di centinaia di suoi figli che necessità e bisogno hanno costretto ad emigrare. I cuori delle madri finalmente si sgravano, l’orgoglio dei padri si riaccende. San Rocco rinnova il suo miracolo e ricompensa i girifalcesi di un anno di attese. Nove giorni durante i quali la vita del paese si accende di una gaiezza e di un entusiasmo ogni volta rinnovati, di un religioso e devoto sentimento della comunità. All’indomani della Festa dell’Assunzione in paese fervono i preparativi; Don Guarì come ogni anno spera di ottenere per la sua parrocchia un’autentica reliquia di San Rocco da sostituire a quelle in cartapesta – dai dubbi poteri taumaturgici – fra le quali si appresta a mettere ordine. Lulù “u pàcciu”, suonatore di foglie, lascia di buon mattino il manicomio e attraversa il paese recitando a fior di labbra l’unica preghiera che ricordi mentre nel segreto delle mura domestiche Mararosa sgrana le sue maledizioni come un Rosario, ignara del fatto che il più minuto e trascurabile degli atti cambia il corso del mondo. Su tutti loro lo sguardo severo e piccato di Archidemu, esperto di cose celesti e maestro del ricordo. L’ingresso in città degli artisti del circo Engelmann coglierà di sorpresa i girifalcesi e devierà per sempre il corso delle loro esistenze…

Domenico Dara nasce a Girifalco, in provincia di Catanzaro, nel 1971. Laureatosi presso l’Università degli studi di Pisa con una tesi su Pavese vive e lavora a Como. Con Nutrimenti pubblica, oltre al volume in oggetto, Breve trattato sulle coincidenze, tradotto in Germania con il titolo Der Postbote von Girifalco. Appunti di meccanica celeste, la sua seconda opera, ci offre un ritratto commosso della realtà in cui è nato e cresciuto. Una piccola Macondo popolata da una galleria di personaggi di un’umanità varia, segnata intimamente dalle assenze e dalla caparbia e ostinata ricerca di ciò che manca; la maternità per Cuncettina “a sicca”, l’uomo al quale ha consacrato l’esistenza per Malarosa, la figura paterna per il giovane Angeliaddu beffato da un fascio di capelli bianchi che lo marchia come reietto. Una fittissima rete di corrispondenze lega i destini dei Girifarcuati a quello dei corpi celesti. Gesti minimi, trascurabili hanno vaste risonanze nell’universo; frammenti di amuleti condizionano esistenze, un fiore rubato ad una siepe apre un abisso di mancanze. Destini che si ricompongono e si compiono orbitando intorno alla realtà di un circo di città. Una prosa quella di Dara che mescola il dialetto calabrese alla lingua, un impasto di delicatezza rude, un pane primordiale. Un romanzo che sa raccontare il dolore e le piccole meschinità degli uomini con una grazia indulgente che li rende umanissimi e ci fa solidali. Testo vincitore del Premio Stresa 2017 e del Premio Nazionale Vincenzo Padula Sezione Narrativa 2017.



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