Arancia Blues

Arancia Blues
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Il tecnico di laboratorio graduato Sperandio sta lavorando al suo PC. Accanto a lui una collega più giovane, Gatteschi, è concentrata. Sperandio è giunto alla conclusione che in un futuro molto prossimo non ci saranno più conflitti né tradimenti. Questo è quello che la sua ricerca, giunta ormai quasi al termine, ha messo in evidenza. Gatteschi è dubbiosa. Come sarà la vita senza conflitti di alcun genere, senza alcun motivo di muovere guerra? Sono da mesi asserragliati in un edificio nel centro di Firenze. La città è ormai semiabbandonata e quasi completamente distrutta. Tutta la bellezza architettonica è scomparsa. Macerie ovunque. E soldati. La periferia non esiste più: niente Novoli, Scandicci, distrutto anche Campo di Marte. Cecchini sparano dai palazzi ad altri cecchini asserragliati ovunque. I soldati sanno che sta per finire questa lunghissima battaglia: non ci sono più munizioni. Ogni giorno una pattuglia va in ricognizione alla ricerca di viveri e munizioni, ma si trova sempre meno. Non c’è quasi più nulla in giro. Nei loro discorsi i soldati tentano di ricordare il sapore del gelato: è un ricordo che permette loro di andare avanti, di sopravvivere alle privazioni, al non senso della guerra, della loro vita così com’è. Il gelato è il sapore della felicità, del mondo che non esiste più e di cui hanno una sconfinata nostalgia. Firenze, la loro Firenze, non è più quella che hanno amato e che hanno deciso di difendere. È uno scheletro vuoto, piena solo dei loro ricordi, piena di nostalgia. Forse il mondo che è stato distrutto non era poi così male…

Arancia blues è il terzo dei romanzi pubblicati da Roberto Venturi, che per vivere scrive sceneggiature per fiction e video pubblicitari. Il romanzo è articolato mettendo a fuoco più storie ambientate in una Firenze devastata dalla guerra. Non ci è dato di capire quali siano i contendenti e cosa si stiano contendendo. Leggiamo di soldati che vivono di ricordi e che hanno paura di affrontare la nuova realtà, di donne e uomini che farebbero di tutto per tornare al mondo prima di questa guerra, che ricordano la loro vita felice. Il plot è complesso e, a dirla tutta, poco chiaro. Il lettore prova a districarsi ma resta impigliato in una rete di storie che tra di loro paiono non essere amalgamate se non per essere ambientate in questo scenario post-apocalittico (che ahinoi è anche uno scenario abbastanza abusato per cui o si cerca di aggiungere qualcosa di nuovo oppure sarebbe meglio non cimentarsi, perché il paragone con scrittori molto famosi rischia di diventare imbarazzante). Venturi ha una prosa chiara, pulita, paratattica. Eppure non si capisce (o almeno io non ho capito) dove voglia andare a parare. È un manifesto contro la guerra e la barbarie? Contro lo sviluppo di una tecnologia che ci sta imbrigliando e che soffoca noi stessi e la nostra libertà? È una metafora del presente che atomizza e che ci fa essere sempre metaforicamente in guerra con chi ci è accanto? Qualsiasi sia il messaggio che vuole trasmettere, Arancia blues è un romanzo che confonde le idee, che non è organico e omogeneo. Peccato. Capita anche ai migliori di mettere un piede in fallo: sarebbe bello leggere ancora qualche nuovo lavoro di Roberto Venturi.



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