Armi, acciaio e malattie

Armi, acciaio e malattie
Perchè la civiltà più antica è nata in Mesopotamia? Perché l’Eurasia ha avuto maggiori opportunità di sviluppo rispetto alle Americhe? Sinteticamente si potrebbe rispondere affermando che le specie vegetali coltivabili con più facilità e con una resa maggiore dal punto di vista energetico erano proprio nell’area mesopotamica e che l'Eurasia aveva a disposizione molti animali, capre, pecore e buoi facili da addomesticare. Al contrario, le Americhe avevano solo una specie animale domesticabile, il lama, e poche specie vegetali. Una vera e propria condanna perché l’incapacità di utilizzare univocamente il binomio animali-vegetali impedì la sovrapproduzione vegetale e di conseguenza anche lo sviluppo di società complesse, la suddivisione dei ruoli ed il formarsi di Stati veri e propri. Lo stesso discorso vale per l’Australia dove l’arrivo dell’uomo ha portato allo sterminio di tutte le specie animali addomesticabili, precipitando gli aborigeni alla vita su terre aride, senza la possibilità di coltivare e relegandoli allo status di cacciatori-raccoglitori. Pare che aver posseduto maiali e non lama abbia fatto la fortuna dell’occidente a scapito delle Americhe e dell’Africa (e paradossalmente al maiale potrebbe essere ricondotta l’esistenza del fenomeno coloniale) e pare anche che aver coltivato grano sia stato un presupposto inevitabile per arrivare ad imbracciare per primi un fucile. Al di là delle influenze date da culture, religioni, invenzioni o scelte strategiche, le civiltà che più sono progredite lo hanno fatto per una pura questione di "fortuna". Anche se la teoria della “razza prevalente” è forte e diffusamente condivisa (il famoso Nord contro Sud del mondo), presa a priori non ha alcun fondamento scientifico valido. Piuttosto, se esistono differenze culturali, queste sono radicate in un altro tipo di diversità: quella geografica, quella ecologica, e quella territoriale. Quindi è una questione di puro caso che il sud del mondo sia povero ed il nord ricco. Dalla notte dei tempi la diversa evoluzione dei popoli è dovuta a differenze ambientali e non a differenze biologiche ed il punto cardine non è più il denaro ma la complessa fase di transizione del genere umano dallo stadio della caccia  raccolta all’avvento della agricoltura…
Una teoria nuova e tremendamente affascinante, spiegata con profondo senso scientifico anche perché la poliedricità di Diamond, biologo, antropologo, fisiologo, evoluzionista, biogeografo, permette uno studio incrociato efficacemente approfondito. In questo libro che si legge tutto d’un fiato e con crescente curiosità si accumulano più punti interrogativi di quelli che si potrebbero avere in partenza. Alla fine non capirete se avrete letto un romanzo o un saggio storico-antropologico e questo non è del tutto male, perché scoprirete di aver letto entrambe le cose. Un libro complesso e denso che parte da una domanda disarmante tanto è semplice: “Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo (intendendo merci e tecnologie) e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?”. Diamond, per rispondere ci ha impiegato un quarto di secolo e la risposta, per quanto stratificata e nella quale si intromettono altrettante domande, è ugualmente semplice. Durante il percorso di lettura si hanno numerose occasioni per gustarsi chicche storiche, antropoligiche, linguistiche difficilmente reperibili altrove ed anche la possibilità di analizzare (ma forse questo per gli addetti ai lavori) un prima ed un dopo nella storia dell’evoluzione e dell’indistricabile questione nord/sud con uno stuzzicante interrogativo: se prima ad almanaccare sui destini del mondo è stato il caso (sottoforma di maiale o pannocchia) che ha messo qui gli animali, lì le piante; dopo, quando la predominanza è stata netta e definita, questo “caso” ha avuto ancora senso? Leggere Diamond, in definitiva, modificherà inesorabilmente il nostro modo di vedere alcune cose, che sembrano essere molto più scontate di quanto in effetti ci potremmo illudere.

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