Artemis

Fine del XXI secolo. Jazz Bashara è nata e vive ad Artemis, una “città” sulla Luna costituita da cinque enormi sfere interrate per metà che i suoi abitanti chiamano “bolle” e che sono state intitolate a famosi astronauti: abbiamo quindi la Armstrong, la Aldrin, la Conrad, la Bean e la Shepard, collegate tra loro tramite gallerie. Artemis è gestita dalla Corporazione Spaziale del Kenya (KSC) e guidata da Fidelis Ngugi, ex ministra delle finanze kenyota: grazie alla sua posizione geografica favorevole e a una spregiudicata politica fiscale il Paese africano è diventato qualche decennio prima la sede delle basi di lancio di tutte le Agenzie spaziali mondiali. La città lunare è una meta turistica ambita e molto, molto costosa. Alcuni ricconi ci vivono in pianta stabile, assistiti da qualche centinaio di lavoratori, che vivono negli strati sotterranei delle bolle, i più umili e angusti. Jazz per esempio abita a Conrad 15 (cioè 15 piani sottoterra nella bolla Conrad), in una “casa capsula”, praticamente una bara con un piccolo comodino: i bagni sono in comune. La ragazza però è ambiziosa e determinata a diventare ricca: sta provando a prendere una licenza EVA (attività extra-veicolari) che le consentirebbe di fare la guida sul suolo lunare a gruppi di turisti – un lavoro molto lucroso – ma è stata appena bocciata (ingiustamente) all’esame pratico. Per mantenersi fa il corriere, consegna le merci arrivate sulla Luna agli abitanti di Artemis: in realtà fa anche contrabbando di merci vietate, altrimenti farebbe la fame. Il suo miglior cliente è Trond Landvik, uno degli uomini più ricchi di Artemis: ha accumulato una fortuna investendo nelle telecomunicazioni norvegesi e vive in una casa enorme nella bolla Sheperd – la più lussuosa – con la figlia adolescente, che sulla Terra ha subito un incidente che l’avrebbe fatta finire sulla sedia a rotelle, ma qui sulla Luna grazie alla minore gravità riesce a camminare, se pure con le stampelle. Oltre che commissionarle sigari, alcol o mobilio pregiato, Trond vuole coinvolgere Jazz in un complotto su larga scala che potrebbe renderlo davvero il padrone di Artemis. La ragazza, allettata da un compenso enorme e dalla speranza di poter finalmente cambiare vita, accetta…

C’era davvero molta attesa per il secondo romanzo di Andy Weir, dopo che L’uomo di Marte ha “fatto saltare il banco” qualche anno fa partendo dal self publishing su Amazon e finendo ad Hollywood (avrete visto anche voi The Martian di Ridley Scott, no?). La maggioranza di coloro che attendevano l’uscita del secondo romanzo dello scrittore californiano era costituita dai lettori e dai critici – me compreso – che avevano molto apprezzato la sua opera prima ed erano curiosi di verificare la crescita di un potenziale nuovo grande autore di Science Fiction. Una agguerrita minoranza invece era costituita da quelli che lo aspettavano al varco diffidenti (e anche un po’ seccati) per una carriera così fulminea. Con dispiacere devo sottolineare che hanno avuto ragione i secondi: Weir ci propone con Artemis una storia fiacca e priva di guizzi, infarcita di dialoghi irritanti che sembrano presi di peso da un tv movie di serie C. Le avventure di Jazz Bashara avrebbero potuto forse avere un senso – anche dal punto di vista commerciale – se dirette ad un pubblico Young Adult, ma l’autore (dando quasi l’impressione di voler scongiurare questa ipotesi) fa frequenti riferimenti sessuali, peraltro cercando di fare lo spiritoso, con esiti raggelanti. Una giovane carina ma un po’ maschiaccia, dalla lingua appuntita e dal cuor d’oro che somiglia un po’ alla Chevette Washington della Trilogia del Ponte di William Gibson e un po’ a Tank Girl si muove in un’ambientazione che ricorda un classico dimenticato della cinematografia SF primi anni ’80 interpretato da Sean Connery, Atmosfera zero. Se vi basta questo, Artemis potrebbe persino piacervi. Se non vi basta o peggio siete appassionati duri e puri di letteratura fantascientifica, tenetevi alla larga.



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