Aspetta primavera, Bandini

Aspetta primavera, Bandini
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Colorado, anni trenta. Svevo Bandini, emigrante abruzzese, vive a Rocklin, una cittadina sperduta tra le montagne non lontano da Denver. Con lui la moglie Maria, anch’essa di origini italiane, e i tre figli Arturo, August e Federico. La famiglia Bandini non se la passa molto bene, specialmente nei lunghi mesi invernali, perché Svevo fa il muratore e quando nevica i cantieri restano fermi. Dunque aspetta la primavera, Bandini! Perciò se ne va a zonzo, bestemmiando ed imprecando nel dialetto d’origine, giocando d’azzardo, ubriacandosi, evitando di pagare i conti che giornalmente si accumulano. Perché i figli crescono voraci, perché ci sono le rate della casa mai veramente comprata, perché bere e giocare costano cari. Arturo, il figlio maggiore, odia e ama suo padre, ammirandolo e temendolo. Ed è la sua copia in miniatura, così irascibile e scapestrato. Saltuariamente la suocera di Svevo, la signora Toscana, fa visita a sua figlia, solo per ricordarle quanto l’uomo che ha con sé sia un animale e quanto Maria sia una stupida proprio per averlo sposato. Durante la permanenza della vecchia matrona, Svevo se ne va, evitando di incrociarla. Ma stavolta la sua assenza perdura, senza spiegazioni. In questo periodo di miseria accentuata e di crisi emotiva della madre abbandonata, Arturo si occupa della famiglia, svogliatamente va a scuola dalle suore, s’innamora di Rosa Pinelli, ricca ragazzina di Rocklin, alla quale regala una collana rubata alla madre. Rosa, però, non lo ricambia, proprio a causa della sua misera condizione. Per questo Arturo vive la sua adolescenza imprecando contro la loro povertà, immaginandosi campione di baseball, sognando ad occhi aperti una vita fatta di ricchezze e successo, ammirato e adorato da Rosa, la sua Rosa Pinelli!, che oggi nemmeno lo degna di uno sguardo...
Si compie così, nel corso di un lungo inverno rigido e nevoso, un ciclo vitale della famiglia Bandini, protagonista di una trilogia diventata oggetto di culto. Idealmente preceduto da Strada per Los Angeles e seguito dal capitolo finale Chiedi alla polvere, questo romanzo segna un momento particolare nella produzione di John Fante. Scritto in terza persona, con l’onnisciente narratore che non sembra saper o voler decidere chi seguire, se la storia di Arturo o quella di suo padre Svevo, qui entrambi importanti. Come se due alter-ego paritetici lottassero per sopravvivere. Ma la regola ci viene comunque giustificata dalla necessità di raccontare le vicende del muratore durante la lunga assenza dalla famiglia, pur evidenziando così i limiti di una narrazione a scatti, che perde parte della sua splendida drammaticità. Sarà infatti Arturo il vero protagonista degli altri due episodi della saga, che con i suoi occhi e la sua personalità, potrà raccontarci con la necessaria potenza narrativa le avventure precedenti e successive a questo romanzo. La bellezza di una scrittura emozionata ed emozionale e di una storia schietta e cinica però rimangono, e succhiano interesse, invogliando il lettore a conoscere il passato ed il futuro di Arturo Bandini.

 

 

 

 
 
 
 
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