Aspettando Bojangles

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“Sono un imbecille felice!”: lo ripete spesso Georges, col suo strano taglio di capelli da cavaliere prussiano, con la pipa sempre in bocca, gli occhi chiari un po’ sporgenti. Lo dice con convinzione anche a suo figlio, al quale racconta di come abbia abbandonato il suo lavoro di cacciatore di mosche con l’arpione per divenire un “apritore di garage” grazie al suo amico senatore, che in anticipo gli aveva rivelato che sarebbero stati imposti controlli sulle auto garantendogli la possibilità di battere sul tempo qualunque possibile concorrente. Lo ripete spesso anche a sua moglie, che solo il 15 febbraio si chiama Georgette, perché per il resto dell’anno ogni giorno ha un nome differente, Renée, Marylou, Marguerite o Josephine, la mattina a colazione attende divertita di conoscere come si chiamerà quel giorno. Lei che dà a tutti del voi, tranne alle stelle, dà del voi anche a suo figlio e persino alla Damigella di Numidia, una gru stravagante che si aggira per il loro appartamento, recuperata ferita durante un viaggio in Africa e che per loro ora è Damigella Superflua, perché non ha altra utilità se non quella di lanciare sgrida sgraziate. Georges balla continuamente con sua moglie, da soli o davanti a decine di ospiti incantati, ballano soprattutto sulle note di Mister Bojangles di Nina Simone, l’unico vinile che riceve l’onore di poter essere suonato sul giradischi antico sopra il cassettone in salotto…

L’esordio letterario di Olivier Bourdeaut, classe 1980, è di quelli che non passano certo inosservati, Mister Bojangles di Nina Simone non è solo il brano musicale su cui ballano i due protagonisti, è la musica che permea l’intero romanzo, allegra e triste, struggente e meravigliosa, colonna sonora di una storia che sa trasportare in un non-tempo e in un non-luogo, come solo i grandi narratori sanno fare. La vita di Georges e sua moglie è poetica e straordinaria e diviene metafora della vita intera, con i suoi rovesci di sorte e la necessità, non sempre alla portata di tutti, di saper cambiare, di saper accettare situazioni differenti. Un romanzo che trasporta il lettore con il movimento insidioso di un’onda, capace di strappare sorrisi e lacrime, capace di incantare e sorprendere, che dipinge e caratterizza personaggi che verrebbe voglia di conoscere, anche solo per poter avere l’onore di essere invitati alle feste nel castello spagnolo, sulla riva del lago, per poter accarezzare Damigella Superflua e ammirare il suo collare di perle.



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