Aspettando buone notizie

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Aveva sei anni Joanna Mason quando un uomo uccise sua madre, sua sorella maggiore, il suo fratellino ancora assicurato al passeggino e il loro cane; lei si era salvata miracolosamente, nascosta in un campo di grano. Sono passati trent’anni da allora e Joanna ha chiuso i suoi fantasmi dietro una porta (forse), è diventata medico, ha una bella casa, un marito che fa un lavoro non ben identificato ma certamente attira guai e un bimbo di un anno. Del piccolo, in sua assenza, si occupa Reggie – “aiuto domestico” dice Joanna -, un’orfana di sedici anni simpatica e intelligente, disperatamente bisognosa di imparare e soprattutto di una famiglia da amare e da cui essere amata. Reggie adora il bambino e Joanna, e quando scompaiono all’improvviso si convince che dev’essere successo qualcosa di molto brutto. Per fortuna a darle ascolto c’è Jackson Brodie, ex poliziotto ed ex investigatore privato che, tra l’altro, conosce bene Louise Monroe, l’ispettore di polizia che si occupa del caso. Cosa è successo alla dottoressa e al piccolo Gabriel? C’entra qualcosa il fatto che il folle omicida che ha sterminato la sua famiglia trent’anni prima sia appena stato scarcerato? E cosa ha causato lo strano incidente ferroviario in cui è stato coinvolto Brodie?

Kate Atkinson, amata scrittrice britannica, autrice di opere teatrali, insegnante di letteratura, nota ai più per il successo di Vita dopo vita, pubblica il terzo romanzo con protagonista l’ investigatore Jackson Brodie, le cui precedenti avventure sono edite invece da Einaudi. Se ci si aspetta un giallo classico e canonico è bene dire subito che questo libro è destinato a deludere. È tipico dell’autrice uno stile che ricorre a piani temporali multipli che si intersecano e a vicende apparentemente slegate che piano piano si incrociano per confluire in un’unica direzione, fino alla risoluzione dell’intreccio. Ai personaggi principali si affiancano diversi personaggi minori, tutti latori di storie, emozioni, fantasmi personali, sentimenti variegati che aprono digressioni anche ampie, in un puzzle all’inizio caotico e quasi incomprensibile. Deve pazientare il lettore prima di cominciare a districarsi tra tutti gli ingredienti messi in pentola e ad apprezzare la pietanza che l’autrice va preparando; a qualcuno potrebbe non piacere la sensazione di vagolare alla cieca per troppe pagine. Chi ha letto altro della Atkinson sa bene che è questa, appunto, la sua cifra stilistica; questo spiega come mai i pareri dei lettori siano così fortemente in contrasto. Insomma, è per le stesse ragioni che la si considera geniale e unica o noiosa e prolissa. Quindi? Il consiglio è di provare a leggerla per scoprire a quale dei due partiti si appartiene. E allora una cosa diventerà chiara: se si è di quelli che l’adorano e cercano tutti i suoi libri o tra i detrattori che dopo un’esperienza non ne prenderanno mai più in mano uno.



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