Aspettando Monsieur Bellivier

Aspettando Monsieur Bellivier
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Al numero 73 di Boulevard des Batignolles da più di vent’anni Mancebo è solito sedere su uno sgabello verde e osservare il via vai di Parigi dalla sua drogheria. Come altre drogherie della capitale anche quella di Mancebo ha orari di apertura elastici e un vasto assortimento di viveri. Insieme alla moglie Fatima e al figlio Amir, Mancebo vive nell’appartamento al secondo piano dell’edificio, subito sopra al cugino Tariq e alla moglie Adèle, che possiedono la calzoleria di fronte alla drogheria. Insomma, le giornate di Mancebo e quelle dei suoi famigliari procedono sempre scandite da consuetudini e ruoli fissi. Una sera però, ben oltre l’orario di chiusura serale, qualcuno batte insistentemente alla serranda del negozio e Mancebo è costretto ad interrompere la cena per andare a vedere di cosa si tratta. Si trova davanti una donna dagli occhi verdi che si fa chiamare Madame Cat e che è lì per offrire a Mancebo un lavoro: spiare il marito… Helena è una madre divorziata che stenta a riprendersi da una brutta depressione. Fa la giornalista freelance, ma è passato del tempo dall’ultima volta che ha lavorato ad un’inchiesta degna di questo nome. Seduta al bar dove tempo prima le era stata fatta un’intervista, un uomo la avvicina e dal nulla le domanda: “Aspetta Monsieur Bellivier, Madame?”. Helena sa perfettamente di non stare aspettando nessuno, ma dopo un primo momento di incertezza decide di assecondare la propria curiosità e rispondere all’uomo che sì, sta aspettando proprio Monsieur Bellivier…

Mancebo ed Helena. Cosa hanno in comune i protagonisti di questa storia? Apparentemente nulla: lui è un immigrato tunisino razionale e un po’ goffo, sposato con una donna dispotica e incastrato in una desolante routine famigliare e lavorativa; lei è una donna con una carriera in stallo e un figlio piccolo che ama, ma che non riesce ad accudire come vorrebbe, alla ricerca di un riscatto personale e professionale. Entrambi vivono a Parigi, ma in contesti socio-economici completamente diversi. Ad unirli all’inizio del romanzo è solo un piccolo particolare: il fatto di aver colto un’occasione insolita. L’autrice Britta Röstlund – svedese di origine, ma parigina di adozione – è credibilissima nel creare le premesse di questo romanzo non facilmente ascrivibile a un solo genere, ma molto vicino al mistery, al crime e, perché no, anche al thriller. Fin dai primi capitoli è come se con la sua scrittura la Röstlund avesse lanciato un sassolino in un lago e poi si fosse divertita a immaginare e descrivere i cerchi nell’acqua che il suo gesto ha provocato. Come sassolini Mancebo ed Helena vengono gettati in situazioni che da principio sembrano contenibili, ma che poi si riveleranno più grandi di loro, arrivando a sconvolgere le vite di persone a loro conosciute e sconosciute. Nell’intreccio che ne deriva alcune parti non sono funzionalissime alla storia – per esempio la vicenda di Judith – ma queste non possono comunque intaccare un romanzo piacevole, ben strutturato e accattivante, soprattutto se si considera che per Britta Röstlund si tratta di un esordio letterario.



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