Aspettatemi in cielo

Aspettatemi in cielo
“Viva il cinema, che riesce a fare tutto” così come le anime del paradiso. Volare sul tappeto del lago di Baghdad e srotolare con cautela la pellicola del film di tutti i film. Uno sguardo, un gesto, ed eccoci a difendere King Kong dalla cima dell'Empire State Building o a trasecolare incantati alla prima de La Traviata con la Callas. Mica male. Eppure non è facile ritrovarsi improvvisamente vaporizzati in una dimensione paradisiaca. Per fortuna il comitato di accoglienza per Maruja è composto dai suoi amici Terenci Moix e Manuel Vázquez Montalbán…   
Maria Dolores Torres Manzanera, meglio conosciuta come Maruja Torres, è una giornalista e scrittrice molto popolare in Spagna che vive a Beirut. Con Aspettatemi in cielo ha vinto nel 2009 il premio Nadal, inaugurando un’affascinante tripletta al femminile – nel 2010 lo stesso premio è stato assegnato a Clara Sánchez e quest’anno a Alicia Giménez (di quest’ultima non perdete l’intervista su Mangialibri). Espedrame en el cielo, così il titolo originale, è un romanzo particolare, straniante e concreto come il cinema, evanescente e favolistico come l’idea di paradiso. Il testo è quasi interamente dialoghi e memoria. Chi è ferrato nel cinema potrebbe divertirsi ad indovinare i numerosi riferimenti senza consultare le opportune e necessarie note a piè di pagina. Maruja scrive con la vitalità di una ragazzina e la complicità di un’ironia giovane e disincantata, alternando lunghi e a volte stucchevoli ricordi personali e locali (innumerevoli le descrizioni del Barrio Gotico di Barcellona) a fulminei sprazzi di meraviglia, come l’improvvisa e angelica evocazione dell’incantevole Monica Vitti. Impeccabile l’omaggio alla fedeltà del cane, probabilmente l’idea di amore che più si avvicina all’Eden.

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