Assalto alla Torre

Assalto alla Torre
Un gentiluomo elegante, d’aspetto delicato, sguardo di zaffiro e capelli tanto biondi da eclissare il sole. Soldato di ventura, abilissimo con la spada non meno che con le parole, con cui sa destreggiarsi da poeta: eccolo Francis Crawford di Lymond, dalla Scozia del Cinquecento con ardore. Reduce da una durissima prova nella cornice esotica dell’impero ottomano, da cui è emerso con una moglie (almeno sulla carta) e più di uno squarcio interiore, Lymond, globetrotter inquieto come l’Ebreo Errante, sta già viaggiando incontro a un’altra sfida. Destinazione: “un luogo di neri lupi e orsi bianchi, di paludi, fiumi e foreste, di cieli immensi e valli piatte di ciliegi e alti alberi da cui scorre il miele: il sudore del cielo, la bava, si dice, delle stelle. La terra il cui imperatore è Ivan Vasilievich di Vladimir, Novgorod, Pskov, Tver, Yogorsk e Smolensk, duca di Moscovia e zar di tutta la Russia”. Ossia, senza tanti fronzoli e per farla breve, Ivan il Terribile. Al suo soldo, Lymond dovrà organizzare un esercito nazionale, evidentemente necessario alla politica tutt’altro che pacifista del monarca, oltre che portare una ventata di modernità in un paese più che arretrato. Ma, per quanto l’irrequietezza del nobile scozzese l’abbia spinto lontano, un viaggio diplomatico lo tirerà di nuovo indietro, verso i luoghi in cui affondano le sue radici e dove si trovano i suoi affetti – incluso quel peperino di Philippa Somerville, giovanissima mogliettina “a termine” da cui sembrerebbe non voler altro che un rapido divorzio. In più, oltre a un matrimonio da sciogliere, ci sono anche altre gatte da pelare, incluso un enigma, delicatissimo, da sciogliere: chi è il vero padre di Lymond? Altri viaggi, e non più verso la Russia, si fanno necessari…
Quinta “puntata” delle Cronache di Lymond, Assalto alla Torre è il penultimo romanzo della saga che la scozzese Dorothy Dunnett portò a compimento tra il 1961 e il 1975, fondendo abilmente un’accuratissima ricerca storica (i fatti narrati si svolgono tra il 1547 e il 1558) al gusto per la scrittura romanzesca, di cui è figlio smagliante l’impareggiabile Francis Crawford di Lymond, creatura byroniana avant-la-lettre, affascinante e pericoloso, complesso e tormentato, non meno credibile di quei personaggi storici che la penna della scrittrice sa animare e muovere – come comparse o comprimari – nel suo sensuoso affresco cinquecentesco. Un romanzo – un ciclo romanzesco – che è una portentosa macchina del tempo da comodino: l’epoca di Ivan il Terribile e Solimano il Magnifico, di Maria regina di Scozia ed Elisabetta I è a portata di pagina, rievocata col talento di chi sa maneggiare il pennello oltre che le parole (Dorothy Dunnett era anche stimata pittrice). Per sprofondarci dentro, in questo mondo lontano, fatto di complotti e guerre, di crudeltà e passioni, di sangue e morte, non poteva esserci guida più seducente del nobile Lymond.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER