Atlante letterario di Villa Borghese

Atlante letterario di Villa Borghese

Vagheggiando, quasi per gioco, “una sorta di topografia soggettiva ed emotiva”, l’architetto grossetano Bramerini, outsider assoluto delle patrie lettere, ha scelto e montato diversi frammenti d’autore in una sua mappa di Villa Borghese, per restituire il genius loci e domandarsi se la Villa “determini, o quanto meno incoraggi, un diverso tipo di storia” e se un giardino può finire per essere considerato “archivio della memoria” collettiva. Ha scelto quattordici luoghi, sei limitrofi alla Villa o al Pincio (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Muro Torto, Piazzale Flaminio, Porta Pinciana, via Pinciana, via di San Sebastiano), quattro interni (Giardino del lago, Giardino zoologico, Parco dei daini, Piazza di Siena), due riferiti al Pincio (Casina Valadier, Villa Medici); due più generici (Pincio, Villa Borghese in toto). Poi ha classificato le 324 ambientazioni prescelte, provenienti da 216 libri, in otto, personalissimi e piuttosto labili temi: “Amore e baci”, “Distrazioni”, “Erotismo urbano”, “Fantasie e follia”, “Incontri, inseguimenti e addii”, “Inquietudini e paura”, “Paesaggi urbani”, “Scenografie per sentimenti”. Le fonti, per lo più novecentesche e quasi tutte narrative, vedono primeggiare Moravia; a ruota, Montefoschi, Pirandello, Henry James, la Serao, l’inatteso Luca Canali. Non mancano Brancati, Cancogni, Cordelli, Dario Bellezza, Lodoli, Ercole Patti, qualche verso del poeta fiumano Valentino Zeichen e di Franco Buffoni, il buon Filippo Tuena e un po’ di Flaiano (molto meno di quanto si poteva pensare). Tra i 138 autori pochi sono i romani (15: nessuno stupore). Bramerini non ha preso in considerazione frammenti quando non vi erano descritti sentimenti o emozioni, quando non veniva raccontato il contesto, quando i luoghi nominati costituivano dei semplici riferimenti toponomastici. Ognuna delle quattordici sezioni è stata introdotta, con discreta semplicità, da Bramerini; a ruota, appaiono gli excerpta d’autore, suddivisi per temi…

Qualche anno fa, Einaudi ha pubblicato la pietra miliare del genere: quello che forse va considerato “il libro dei libri sulla città delle città”, la nostra antica e ormai perduta città imperiale gemella, Costantinopoli. A curarlo erano la bizantinista Silvia Ronchey e il giovane filologo classico Tommaso Braccini: si chiamava Il romanzo di Costantinopoli ed era qualcosa di unico, una raccolta mosaicale dal respiro diacronico millenario, suddivisa per luoghi (formidabili, e non di rado oniriche e commoventi, le parti dedicate all’Ippodromo, a Santa Sofia, alle Blacherne). Il risultato erano circa mille pagine di fluida e travolgente lettura, facile consultazione ed eccezionale intelligenza, in senso stretto: limpida restituzione del genius loci di quella città che, per dirla con le parole di Michel Butor, “è all’origine di tutto: è lei che ha impresso la sua impronta su tutto”. Considerato Il romanzo di Costantinopoli il sin qua massimo e più perfetto risultato tra le guide letterarie, accolgo questo Atlante letterario di Villa Borghese dell’esordiente Bramerini pubblicato dal piccolo Fefè Editore, con la dovuta generosità: è sostanzialmente un giocattolo, chiaramente mezzo amatoriale, con qualche limite strutturale piuttosto evidente, soprattutto nella trascurabile e fumosa ripartizione “tematica”, penalizzato da debolezze filologiche plurime e via dicendo. Tuttavia, non si può non apprezzare la lunga e credo complessa fase di ricerca e più ancora l’intento “romantico”; il fastidio per la scelta assurda e capziosetta di qualche trascurabile minore o di qualche velleitario [c’è l’italo-sloveno Walter Veltroni, a un tratto: e c’è anche Pipolo jr., per capirci] è compensato dalla certezza che il primo motore dell’architetto è stato l’amore per la nostra vecchia capitale. Non ci piove. Prefatori Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini, per trent’anni direttrice delle “Ville e Parchi Storici del Comune di Roma”, e Valter Fabietti, docente di Architettura a Pescara. In appendice, ricca bibliografia (con effetto “pacchetto delle figurine dei calciatori”: mi manca, ce l’ho, doppione, triplone, oh toh, errore, figurina di un altro album, etc...).



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