Attaccante nato

Attaccante nato

Stefano Borgonovo è un ex centravanti, non molti anni addietro era un letale mestierante dell’area di rigore. Ha fatto le fortune di tutte le squadre nelle quali ha militato, dagli esordi nella massima serie col Como fino all’apice, raggiunto col Milan e poi con la Fiorentina di Baggio. Un uomo fortunato, a prima vista: una carriera luminosa, una bella famiglia, il successo, i soldi, la serenità. Eppure, nel maggio 1982, prima che gli azzurri di Bearzot vincessero la Coppa del Mondo, una vecchina lo aveva avvertito: “Tu avrai molta fortuna nel tuo lavoro… ma un giorno purtroppo dovrai pagare tutto questo. Un giorno dovrai pagare il conto”. E così è stato. Una volta appese le scarpette al chiodo, Borgonovo decide di dedicarsi anima e corpo ai bambini, fondando una Scuola Calcio. Un pomeriggio piovoso nel 2005 Stefano cade goffamente dopo aver tentato di superare un muretto bassissimo. Non si rialza, tutto sembra incredibilmente difficile, c’è qualcosa che non va. Non è un episodio isolato, piano piano i movimenti diventano sempre più impacciati e lenti, Borgonovo diventa il replay del suo passato. La lingua si ritira, risucchiata, le consonanti spariscono una dopo l’altra lasciando il posto a un linguaggio incomprensibile. Stefano ci prova a essere tranquillo e a ostentare una finta calma, ma non basta. Forse è il caso di farsi vedere da un medico, forse è il caso di guardare negli occhi la paura. Forse è il caso di chiamare le cose con il loro nome: questa è la SLA, o morbo di Gehrig. Quella malattia terribile e distruttiva che il bomber di razza chiama semplicemente “la Stronza”…

Attaccante nato è l’autobiografia di Stefano Borgonovo, scritta con il giornalista Sky Alessandro Alciato, già co-autore di Preferisco la coppa di Carlo Ancelotti. Un libro sofferto, pubblicato la prima volta nel 2010, due anni dopo che la malattia è stata resa pubblica. La SLA non è solo, come la definiscono i giornalisti, “la malattia dei calciatori” (vista la forte incidenza del morbo fra chi calca il rettangolo verde), e nulla ha a che fare col doping, perché Borgonovo con quello schifo non ci ha mai avuto a che fare. La Stronza ti toglie la possibilità di svolgere i gesti più banali e ha costretto Stefano a dettare il libro tramite un computer. Sembra paradossale che un atleta, l’idolo di migliaia di persone, l’esempio della salute e dell’efficienza muscolare, sia condannato a una punizione tanto meschina, per un’assurda legge del contrappasso che non risparmia neanche gli innocenti. La vita di Borgonovo è senz’altro, in molti aspetti, unica ed emozionante: dagli esordi sui campi di provincia fino a quell’irruzione di Berlusconi negli spogliatoi del Como, con un improbabile cappello da cowboy texano che al calciatore ricordava il look di J.R. Ewing della popolare serie Dallas, passando dai quattro gol che un febbricitante Platini rifilò alla sua squadra fino alla consacrazione e ai grandi successi in maglia rossonera. Gli aneddoti sul passato sfolgorante arricchiscono e danno colore a quella che altrimenti sarebbe solo la triste storia di una malattia incurabile. Borgonovo ha lottato a lungo, ha fondato con la moglie Chantal una Onlus che raccoglie fondi per la ricerca, si è impegnato per far conoscere il suo caso, ma alla fine si è dovuto arrendere: si è spento nel giugno 2013. Quello che ci ha lasciato è un testamento positivo, un invito alla tenacia e all’ostinazione, un inno alla vita di chi, paradossalmente, è stato privato della possibilità di vivere appieno la sua esistenza.

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