Attentato

Attentato
La prima volta che si è guardato allo specchio ha riso: non credeva di essere lui. Ora lo sa, e ride. Tanta bruttezza ha qualcosa di buffo. Il suo soprannome lo accompagna da quando ha più o meno sei anni: un ragazzino lo vede e in cortile gli grida “Quasimodo!”. Come il celebre Gobbo. Un nome talmente azzeccato che nessuno da allora lo chiama altrimenti. Nessuno, dice, dovrebbe essere autorizzato a parlare della bellezza, solo i mostri. E lui è l’essere umano più brutto che abbia mai incontrato: dunque ne ha pieno diritto. È un privilegio così grande che non rimpiange il suo destino. E poi c’è una voluttà a essere mostruosi. Per esempio, nessuno prova più piacere di lui a passeggiare per strada. Scruta il volto dei passanti alla ricerca dell’istante magico in cui si accorgeranno di lui: adora le loro reazioni…
Può piacere o no, ma certo non si può dire che Amélie Nothomb non sappia scrivere. Capperi, se lo sa fare. E così bene. Ti porta dove vuole lei. Non ti dà scampo. Scrive storie fantastiche e insieme perturbanti, dove l’immaginazione più sfrenata si fa specchio della realtà quotidiana, semplice, concreta, tangibile. Anche il brutto è una categoria estetica, anzi, forse la più interessante. Ciò che è mostruoso è, anche etimologicamente, palese, manifesto, catartico: e cosa rimane al più brutto di tutti (che poi la vera bruttezza non può essere quella del corpo, effimera come ogni cosa che lo concerne) se non contemplare la bellezza? Lui che non la possiede più di ogni altro la comprende. Una favola moderna, che si legge in un lampo, su un amore impossibile e molto altro ancora.

 

 

 

 
 
 
 
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