Attentato imminente

Attentato imminente
L’esplosione di una bomba nel salone centrale della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano verificatasi il 12 dicembre 1969, com’è ormai dolorosamente noto, provocò la morte di diciassette persone e il ferimento di altre ottantotto. Le risultanze di quarant’anni di inchieste giudiziarie e di sentenze processuali consentono ormai di aggiungere all’elenco delle vittime l’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato tre giorni più tardi da una finestra al quarto piano della Questura di Milano e il commissario Luigi Calabresi, freddato il 17 maggio 1972 da militanti di Lotta Continua. Ma non tutti sanno che a loro volta anche Alberto Muraro e Pasquale Juliano furono vittime della strage prima ancora di quel fatidico giorno. Il primo era un portinaio di Piazza Indipendenza 15 a Padova e fu ucciso il 17 settembre 1969 impedendo alla sua deposizione, rilasciata in ordine all’arresto di un terrorista di estrema destra, di evitare la rimozione e l’incriminazione del commissario Juliano. Il secondo era per l’appunto il capo della Squadra mobile del capoluogo veneto, che sul finire degli anni Sessanta si era trasformata in una centrale del terrore. Un poliziotto onesto ma ingenuo, a cui venne sottratta - a pochi giorni dalla sua conclusione - l’indagine con cui era riuscito a individuare in due gruppi eversivi di estrema destra, capitanati da Massimiliano Fachini, Franco Freda e Giovanni Ventura e collegati con la cellula veneziana di Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi, mandanti ed esecutori di una serie di attentati perpetrati allo scopo di alimentare la strategia della tensione…
Meriterebbero tutti, senza eccezioni, maggiore visibilità e adeguato riconoscimento i volumi pubblicati nel corso di questi ultimi anni da Antonella Beccaria, giornalista e scrittrice di libri dedicati ad alcuni dei più torbidi misteri della recente storia del nostro Paese. Noi che da questa testata non abbiamo mancato di presentare le precedenti pubblicazioni, non ci lasciamo certo sfuggire l’opportunità di segnalare tanto più questo nuovo libro, meritoriamente proposto da un editore sensibile a questi temi, in occasione del quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. Scritto in collaborazione con Simona Mammano, assistente capo della Polizia di Stato e autrice a sua volta di Assalto alla Diaz, questo testo non è certo un volume scientifico nel senso stretto del termine. E pur tuttavia, come tutti i precedenti, si fonda su una messe di atti processuali, di documenti di carattere istituzionale, di testimonianze di assoluto rilievo e su una bibliografia accuratamente selezionata. Le autrici entrano nel mezzo di un dibattito politico che si è fatto annoso e persino bolso, attraverso la ricostruzione della vicenda del commissario Pasquale Juliano, investendo il lettore con un’abbondanza di notizie e di fatti dinanzi ai quali ogni illazione teorica e ogni opinione personale diviene inevitabilmente superflua. E realizzano un libro che, come un antidoto di buon senso e di verità, rompe gli schemi, illumina certi angoli della nostra storia maliziosamente oscurati, individua il punto esatto in cui la strage di Piazza Fontana poteva essere evitata. E non manca ovviamente di restituire dignità al merito professionale di un onesto servitore dello Stato.

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