Atto unico

Atto unico

È disteso, non riesce a aprire gli occhi, anzi ha la convinzione che se anche li aprisse non vedrebbe niente. Non sta dormendo perché in sottofondo sente un rumore fastidioso. È come se fosse semi incosciente, non si ricorda alcuna notizia su di sé, nemmeno il suo nome o dove si trovi e perché. Potrebbe essere stato morso da un Mamba, il velenosissimo serpente degli alberi, ma ritiene di non abitare in Africa e neppure di essere un addetto alla cura dei rettili di qualche zoo. Una ipotesi credibile potrebbe essere quella di essere il personaggio di una recita. Inizia a riflettere per verificare se questa sia un’eventualità possibile o solo una fantasiosa supposizione. Certo è che sul tema “della realtà non realtà” ci hanno lavorato artisti e filosofi fin dall’antichità. Non vuole certo annoiare un’eventuale platea a questo riguardo con dotte citazioni di Platone, Aristotele e compagnia bella. Allora parte con le supposizioni del caso. Mette per ipotesi che ci sia stato un invito del grande capo a un gruppo di collaboratori tra i quali sarà scelto chi avrà un avanzamento di carriera; una situazione nella quale bisogna stare molto attenti perché….

Cosa succede nella mente di un uomo quando è libero di far vagare i suoi pensieri? Una plausibile risposta può essere quella suggerita in Atto unico di Raffaele Mangano, giornalista e conduttore televisivo, che dal 1997 si dedica anche alla narrativa. Nell’universo intimo di quei pensieri il sogno e la realtà si confondono, tutto diventa vacuo e l’autore si diverte senza preoccuparsi di divertire chi legge o meglio chi immagina lo stia “ascoltando”, passando da un argomento all’altro per libera associazione d’idee. Tante citazioni erudite, molte velate tra le righe, ma anche tanti luoghi comuni, in una serie di micronarrazioni grottesche dalle quali emerge una filosofia di vita che giudica senza alcuna pietà i comportamenti dell’umanità nel tempo che scorre privo di senso. Il paradosso è lo strumento scelto per strappare un sorriso e postulare riflessioni, amare, su costumi e relazioni sociali, politica, economia del nostro mondo contemporaneo. Un personaggio, il protagonista, che vuole ricostruire la sua identità perduta, che è contemporaneamente attore e spettatore di un atto unico come lo è la vita di ogni uomo. Nelle pieghe di questa solitudine di una persona che “se la canta e se la suona” non resta molto spazio al lettore, che può soltanto subire i pensieri dell’autore ed essere condotto passivamente da una pagina all’altra, fino al termine del libro.



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