Attraverso un vetro opaco

Attraverso un vetro opaco
Ondrej ha trent’anni e un matrimonio fallito alle spalle: da poco ha abbandonato il lavoro, la moglie e il figlio ed è tornato a vivere da solo, se si può chiamare vita il niente annichilente che scandisce le sue giornate, passate tra alcol e riflessioni tardive sul senso della sua esistenza. L’unica a fargli visita è la madre, una segretaria di mezz’età della quale Ondrej ci restituisce un ritratto impietoso: un’egoista che soffoca il figlio e il marito con pretese di perfezione e consigli invadenti, convinta di essere sempre nel giusto. Ondrej ricostruisce la sua infanzia e la sua gioventù, tra dinamiche familiari asettiche e la speranza di aver trovato finalmente l’amore con Marie, destinata anch’essa a naufragare di fronte all’impossibilità di qualunque vero contatto umano e al suo rifiuto di portare avanti un rapporto solo di facciata. Il contraltare dei suoi pensieri è la voce della madre, che si alterna alla sua e ci svela l’altra faccia della medaglia: quella di una donna insicura, assediata dai sensi di colpa per quello strano figlio che non sa essere felice, che ha rinunciato a una esistenza “normale”. Scopriamo così una signora che non accetta di invecchiare, che ancora si interroga sul mistero della separazione dei suoi genitori, che cerca di curare l’ansia dell’età che avanza con corsi di meditazione e yoga, credendo che la strada per la serenità sia fingere costantemente una sicurezza nei sentimenti e nella quotidianità che in realtà non ha mai avuto...
Quello tra Ondrej e sua madre è un dialogo a distanza, una conversazione tra sordi, che non riescono a sentirsi perché incapaci di ascoltare davvero. Le parole dell’uno svelano il gioco dell’altro e le omissioni reciproche sono le più rivelatrici: Ondrej ad esempio è convinto che lei non abbia mai fatto niente per aiutarlo, mentre non sa che la madre ha cercato di salvare il suo matrimonio andando più volte a parlare di nascosto con Marie per convincerla a rimanere con lui. Petra Hůlova, giovane scrittrice ceca già molto nota in patria, affresca il quadro distorto dei rapporti familiari con acume e sensibilità: il vetro opaco del titolo è quello che si frappone tra madre e figlio e prima ancora tra lei e sua madre, ciascuno chiuso nelle sue certezze, in un rimando di incomprensioni che ha il gusto amaro dell’inevitabilità. Il disincanto di Ondrej diventa così lo specchio della finta sicurezza di sua madre: entrambi sono appesi nel vuoto, nessuno riesce a trovare la strada per fare di due solitudini un rapporto finalmente sincero.

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