Auto da fé

Auto da fé
Il sinologo Peter Klein vive in un mondo parallelo fatto di libri e letteratura. Circondato dalla sua immensa biblioteca, respira solo l'aria claustrofobica del suo appartamento e non riesce a rapportarsi con gli altri se non per qualche dialogo con la sua donna di servizio, Therese Krummholtz, che finirà per sposare. Therese, anche se non è all'altezza del genio del marito, cercherà in tutti i modi di truffarlo e di derubarlo di ogni suo avere con il prezioso aiuto del portiere protofascista Benedikt Pfaff. Cacciato di casa e spogliato di ogni bene, lo studioso si fa amico il nano scacchista Fischerle, che lo conduce ai margini sociali in una Vienna da incubo, sull'orlo del collasso sociale. Aiutato dal fratello psicanalista junghiano George, Klein riuscirà a ritornare nel suo mondo fatto di libri, ma una fine a dir poco apocalittica lo attende...
Kafka, Dostoekvskij, Zweig, Hrabal, Schulz e la letteratura mitteleuropea dell'800. Nelle 500 pagine di Canetti aspiri quel profumo di pagine bruciate che sarà il leit-motiv di "Fahrenheit 451". Un libro che tra le altre cose racconta con un linguaggio pesante e claustrofobico la decadenza della modernità dovuta all'avanzata del nazismo tedesco e anticipa di un secolo il dibattito sul cosiddetto 'allarme sicurezza'. Pubblicato inizialmente nel 1935, viene subito bandito dal regime hitleriano. Riscoperto solo a metà degli anni 60, grazie al successo dell'autore con il saggio-monstre Massa e potere, quest'opera consegna alla storia della letteratura mondiale un capolavoro che sarà premiato con il Nobel nel 1981. Canetti o si ama o si odia, ma la sua capacità di portarci nei meandri di una mentalità ossessiva fa a gara con l'immenso Kafka. Un classico delirante e cupo, pesante e ossessivo. Da avere e (ri)leggere.

 

 

 
 
 
 
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