Autorità

Autorità - Area X

La Voce lo aveva avvertito, subito dopo averlo messo a capo della Southern Reach, l’agenzia governativa che da decenni si occupa del mistero dell’Area X. All’inizio avrebbe dovuto ambientarsi, valutare, analizzare e poi “scavare più a fondo”. Ma John “Controllo” Rodriguez (il soprannome gliel’ha affibbiato quando era bambino il nonno materno Jack Severance, ex agente pluridecorato dei servizi segreti) non si aspettava un impatto così difficile con il suo nuovo lavoro. Alla Southern Reach infatti ha trovato un ambiente ostico e fastidioso tra silenzi, rancori ed enigmi oscuri quasi come gli abissi marini in cui sogna spesso di sprofondare, persino da sveglio. La vicedirettrice, Grace, sembra odiarlo (forse per aver preso il posto della direttrice scomparsa, o forse perché il suo posto lo avrebbe voluto lei) e anche il resto del personale non fa molto per aiutarlo a prendere il controllo della situazione. Che è molto complessa. Le tre donne sopravvissute all’ultima spedizione nell’Area X, la dodicesima (che – come Controllo scopre quasi subito – non è stata affatto la dodicesima, ma la trentottesima, a causa di una serie di astruse iterazioni comprensibili solo al personale della Southern Reach) per esempio rappresentano un vero mistero. La Topografa è stata trovata a casa sua, seduta su una sdraio in veranda. L’antropologa ha bussato allo studio medico del marito. La Biologa invece si è fermata lontano da casa, “sguardo fisso su un muro diroccato in uno spiazzo invaso dalle erbacce”. Nessuna di loro – come del resto tutti coloro che sono tornati dall’Area X – ricorda come ha attraversato il confine invisibile che divide quella “anomalia territoriale” dal mondo “normale”. Anzi, nessuna di loro ricorda nulla della spedizione, tranne sparuti flash, immagini o sensazioni apparentemente senza importanza. E nessuno sa cosa sia accaduto alla quarta componente della spedizione, la Psicologa, che in realtà era anche la direttrice della Southern Reach in incognito…

Una delle cose che più ci fa amare la letteratura è che anche per il lettore più disincantato, esperto e smaliziato esiste sempre la possibilità di essere colto di sorpresa. E “sorprendente” è senza dubbio l’aggettivo che più di ogni altro si confà a questo romanzo. Un sequel di grande originalità e coraggio: Jeff VanderMeer dopo (e nonostante, mi verrebbe da dire) il grande successo di Annientamento non fa nessuna concessione al mercato e alle aspettative dei lettori e sforna un libro claustrofobico, cerebrale, praticamente privo di azione – tranne che nel finale pirotecnico e travolgente. Per centinaia di pagine seguiamo “soltanto” le elucubrazioni del protagonista a latere della sue giornate lavorative e sprofondiamo con lui nell’atmosfera kafkiana, paranoica e angosciante della Southern Reach, una agenzia governativa così segreta che è quasi stata dimenticata, che appare polverosa e decaduta dopo trent’anni di fallimento, di mancata comprensione dell’Area X (sempre più uno stato della mente più che un luogo) e dei suoi segreti. L’aria vintage dell’ambiente di lavoro di John “Controllo” Rodriguez (il romanzo non è collocato temporalmente in modo esplicito né del tutto coerente) con i suoi computer ingombranti, le fotocopiatrici e le stampanti ad aghi dona un tocco ancora più “ministeriale” alla vicenda, nella quale come in Annientamento ha un ruolo centrale l’ipnosi (finora è questa la vera “trovata” di VanderMeer in questa trilogia che in italiano si chiama “dell’Area X” e in originale – eloquentemente – “della Southern Reach”). Autorità è intelligente, spiazzante, disturbante, spaventoso.

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