Autoritratto di Goffredo Petrassi

Autoritratto di Goffredo Petrassi

Quando la famiglia si trasferisce a Roma da Zagarolo, la madre di Goffredo Petrassi sceglie la scuola elementare più vicina a casa, presso i Fratelli delle Scuole Cristiane in piazza San Salvatore in Lauro. C’è anche un corso per bambini cantori e il piccolo Goffredo viene ammesso: un corso in cui si studia seriamente, basandosi su un insegnamento tecnico corretto, senza cantare a memoria. Quello che Petrassi ha imparato in quegli anni, fra i dieci e i quindici, è stato di importanza fondamentale, sostiene poi lui medesimo, per il suo futuro. E poi la ricchezza che ha accumulato di cognizioni, di emozioni, anche di traumi, ha costruito una vera e propria, così lui la definisce, riserva aurea. A cui attinge tutta la vita, e che dà i suoi frutti nella maturità. Alla Schola viene insegnato ai ragazzi un repertorio molto vasto, che cantano non solo all’interno della scuola ma anche in altre chiese nel corso delle funzioni. Spesso partecipano ai concerti dell’Augusteo, quando vengono eseguiti oratoti con parti per voci bianche, e cantano anche testi profani quando vengono chiamati alle accademie. Alcune accademie si rifanno all’Arcadia, che all’epoca ha sede in piazza San Carlo al Corso e non solo al Bosco Parrasio sul Gianicolo…

Pubblicato da Laterza per la prima volta nel 1991, il libro di Carla Vasio – poetessa, scrittrice in prosa, traduttrice, curatrice di diverse opere, neoavanguardista del Gruppo ’63 di Arbasino, Eco, Malerba, Manganelli, Sanguineti e tanti altri, astrattista e libraia, per citare solo alcuni aspetti della sua poliedricità – è una biografia, un saggio, un’intervista e un memoir. Ma è anche la viva voce di Petrassi a parlare direttamente, in maniera cristallina, dunque è pure un’autobiografia, o meglio, come appunto il titolo sottolinea, un autoritratto, vista la matericità pittorica e vividissima dello stile lieve, piano, semplice, chiaro, brillante, che rende concrete le immagini e i personaggi, tutti ben caratterizzati, artisti ma non solo, persone che in generale hanno gravitato nella vita, profondamente connessa sotto ogni punto di vista alla produzione artistica, come testimonia per esempio l’importanza attribuita alle sue radici, dell’autore nativo di Zagarolo che ha attraversato pressoché tutto il secolo breve, un mondo in parte ora svanito. Più che un colloquio è un vero e proprio dialogo, un’autentica parentesi di scambio tra due intellettuali, due intelligenze cristalline, due finissime sensibilità che si confrontano e che scoprono di avere reciproche curiosità e punti di contatto. Goffredo Petrassi (1904 – 2003), cui è intitolata anche una sala dell’Auditorium Parco della Musica di Roma progettato da Renzo Piano, è stato un grandissimo compositore di musica da camera, musica per strumenti soli, vocale, corale, orchestrale, opere e balletti e persino colonne sonore (Riso amaro, Non c’è pace tra gli ulivi, Cronaca familiare, La pattuglia perduta): l’immagine che qui emerge è quella di un uomo profondamente goloso di tutti i sapori dell’esistenza, dotto senza mai essere cattedratico, un vero umilissimo sperimentatore.



 

 

 
 
 
 

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