Auxarian

Auxarian

Il viandante senza nome approda ad Auxarian dopo una lunga ricerca, quasi per caso, e quella terra emersa dal sogno che è essa stessa fatta dell’effimera materia onirica gli appare come un miraggio d’oasi agli occhi dell’assetato. Un prodigio oltre la nebbia del consueto. Il viandante è giunto fin lì poiché è un Sognatore: così gli viene rivelato dal misterioso Iunus, il giovane in cui si imbatte appena arrivato. Soltanto chi è capace di vedere la “realtà” dell’immaginazione può infatti entrare in questo mondo, pochi ne sono in grado, i più sono legati alla contingenza della vita reale ma lui no, ha dimenticato persino il suo nome. Ad Auxarian basta desiderare e il desiderio si avvererà, nessuna magia solo fede e potere. All’improvviso uno scrosciare di pioggia, un tumulto di lampi accende il cielo ora venato d’oro e argento, qualcuno ha desiderato un temporale e questo si è scatenato, segno che forse una minaccia si annida in quel paradiso perduto…

“(…) Un sublime inferno in cui smarrire se stessi. Un luogo dove la meraviglia è figlia dell’inganno; dove la parola è tutto ed è la negazione di ogni cosa”. Così viene descritta Auxarian in uno dei ricordi del viandante. Una terra avvolta dal mistero in cui i sogni diventano realtà grazie al potere dell’immaginazione. Eppure l’immaginazione può essere pericolosa quanto l’assenza di sogni, il sonno della ragione può sempre generare mostri, come ricorda la celebre incisione del pittore Francisco Goya. Senza Nome viene accolto nella tribù dei Sognatori che presto scopre essere in conflitto con i Nativi, ed è allora che si innamora della bellissima Ara. Sospeso tra sogno e realtà, l’esordio letterario di Francesco Bellia imbastisce un’illusione in cui la finzione è reale e la realtà viceversa è finzione. Un ribaltamento dei piani esistenziali che a tratti dà l’impressione di un filosofeggiare senza altra pretesa se non quella di raccontare una storia, con un inizio un po’ incerto, uno sviluppo lineare e una conclusione. Autore anche di poesie, racconti e recensioni cinematografiche, Bellia ‒ classe 1992 ‒ si dimostra valente narratore, preciso ma forse a tratti quasi accademico. Padri putativi dichiarati: Stanislaw Lem, Asimov, il Frank Hebert di Dune. Nomi illustri da cui però Auxarian si discosta senza brillare.



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