Azione e reazione

Azione e reazione

Non ci pensa nemmeno, il Rimediotti, a mettersela in bocca una di quelle robe assurde, nemmeno pagato: ma che cosa c’entra quella cosa strana con una bella sigaretta e tutto quel che rappresenta? Sì, d’accordo, farà meno male forse, riprodurrà la gestualità (che è poi la prima cosa che fa sentire il bisogno di fumare, come tutti i rituali che creano affezione, per non dire dipendenza), ma già il nome, sigaretta elettronica, non promette nulla di buono. Aldo, invece, ne è entusiasta, e lo invita a provarla come fosse una esperienza nuova: Pilade dal canto suo non sente la benché minima ragione: «Meglio coglione che avvelenato» risponde, fermo nella sua posizione intellettuale oltre che (come d’abitudine) in quella fisica. «Io se ’un so cosa c’è dentro quell’affare non lo tocco nemmeno cor forcone. E poi, Dio bonino, va bene l’innovazione, ma alle vòrte s’esagera. E la posta elettronica, va bene. E l’atumobili colla centralina elettronica, meglio. Ora però anco le sigarette le fanno elettroniche. Io son preoccupato». «Fai bene a preoccuparti» simpatizza immediatamente Ampelio. «Se piove di vèr che tòna poi si passerà direttamente alla pastasciutta elettronica, e lì ti ci voglio vede’». Ovviamente nella discussione i vegliardi cercano di coinvolgere, soprattutto per farsi spiegare l’esatto funzionamento dell’oggetto del mistero, anche Massimo, che ha studiato, ma che soprattutto saggiamente pensa invece, per lo sbigottimento generale degli astanti pensionati, che tanto per cominciare sia meglio che la diatriba continui all’interno del bar. “Siccome è il quindici di agosto”, argomenta con finezza sillogistica, “e sono le tre di pomeriggio, spero vi renderete conto che al sole oltre a voi ci stanno bene solo i ramarri. Dato che io non sono né un rettile né un reduce dell’Amba Alagi, e dato che dentro il bar c’è l’aria condizionata, se venite dentro vi spiego anche come funziona un ciclotrone. Se invece Pilade non se la sente di affrontare questa temibilissima diavoleria tecnologica, sono mele cotte vostre”. Ad Ampelio non resta che borbottare sul carattere chiuso del giovane-ormai-non-più-tanto. “Allora – continua Massimo – in pratica la sigaretta elettronica contiene un sensore: un dispositivo in grado di rilevare il flusso dell’aria, e quindi di accorgersi di quando lo pseudo fumatore aspira. Quando rileva l’aspirazione, il sensore accende una resistenza che riscalda il liquido contenuto nella cartuccia. Il liquido riscaldato alla temperatura adeguata si nebulizza, ovvero forma una nebbia che può essere inalata”. “E fa meno male?” “Sì, certo”. “E allora perché tu continui a fumare le sigarette normali?”…

Marco Malvaldi è una garanzia, e non ha ormai bisogno di presentazioni: da quando anni fa il suo primo libro è comparso sugli scaffali delle librerie di tutta Italia il successo è stato inarrestabile e meritato. La sua scrittura è infatti di gran pregio, l’ironia formidabile, dissacrante, tagliente, che mette alla berlina i vizi e le presunte virtù, sbandierate da chi non ha diritto alcuno di farlo, le inchieste ben congegnate, e alla fine si arriva sempre alla soluzione del mistero. C’è un delitto che è stato compiuto, e bisogna scoprire da chi e perché: un impianto che più classico non si potrebbe, ma non mancano gli elementi di novità, che sono diventati col passare del tempo una gustosa abitudine. Prima di tutto dal punto di vista linguistico: nell’immaginaria Pineta, contraltare dell’altrettanto immaginaria, seppur con modelli ben precisi, Vigata montalbaniana, tanto per fare il paragone più semplice, anche per questioni di casa editrice, si infarcisce l’italiano con parole prese in prestito dal vernacolo toscano, che non garantiscono solo una coloritura molto precisa, ma anche una specifica irriverenza verso tutto e tutti, tipica dell’indole dei conterranei di Galileo, Dante e l’Aretino. E poi ben riusciti sono i personaggi, caratterizzati con vivacità: il “barrista” Massimo, matematico che ha abbandonato ogni velleità accademica, visto anche il dispotismo incontrastato della gerontocrazia e della raccomandazione nel nostro Paese, e i quattro ottuagenari sboccatissimi e terribili del BarLume (di cui uno è suo nonno), la mescita del succitato Massimo, aperta anni or sono grazie a una vincita al Totocalcio, dove i vecchi svernano, spettegolano, giocano a carte e non solo, si inventano casi e il più delle volte hanno ragione. E tocca a Massimo, contro l’ostracismo della polizia, che non vede di buon occhio gli investigatori presunti improvvisati (altro cliché: si pensi a quante ne fanno passare anche all’adorabile Jessica Fletcher, per dire…), sbrogliare di volta in volta la matassa, più che altro per farli star buoni. Malvaldi, che ha fatto protagonisti di suoi romanzi anche altri illustri personaggi, in primis l’Artusi, è chimico, e questa peculiarità si presenta sempre nei suoi scritti, in questo caso già dal titolo, Azione e reazione, una della grandi verità della scienza: a ogni azione, infatti, ne corrisponde una uguale e contraria. Stavolta – lo scritto era già comparso nell’antologia Ferragosto in giallo – tocca sfidare la canicola per capire perché un oligarca russo di rara prosospopea sia morto dopo una vita di eccessi in un lussuoso resort della zona… Un grande arciere della parola Malvaldi, non c’è che dire: fa sempre centro.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER