Béla Tarr – Il tempo del dopo

Béla Tarr – Il tempo del dopo
Il tempo e la famiglia sono due elementi inseriti nella quotidianità del cinema del regista ungherese Béla Tarr. È in qualche modo il suo marchio di fabbrica. Il suo leitmotiv che si dipana dall’esordio di Nido familiare alla pellicola, per il momento – almeno si spera – d’addio, Il cavallo di Torino. La collettività operaia è invece un altro monito del suo cinema, che rappresenta in particolare la politica del suo Paese negli anni Settanta – i suoi anni di formazione.  Eppure l’elemento politico non sembra essere la prima preoccupazione dei protagonisti di Nido familiare, però possiamo osservare i loro volti stanchi all’ora di paga alla fine di una dura giornata di lavoro, possiamo vedere in primo piano il viso di Irén stravolto dal suo dolore esistenziale. E poi l’angoscia che pervade tutta l’intera versione del Macbeth, lo spettro del tradimento che leggiamo sul volto del protagonista, la collettività di una comunità in Satantango di  fronte alla morte, il cavallo fuso nella nebbia della prima inquadratura de Il cavallo di Torino. Il cinema…
A differenza di Armonie contro il giorno dello studioso Marco Grosoli, altro recente saggio pubblicato in Italia su Béla Tarr, il piccolo volume del filosofo francese Jacques Rancière, più che sull’aspetto tecnico e sulla grande innovazione che il regista ha apportato al mezzo nella sua estetica si concentra sull’aspetto psicologico e umano delle pellicole del suo autore, sulla ricostruzione introspettiva e pedissequa dei suoi film, trovando chiavi di lettura interessanti che lo riportano a registi a lui all’apparenza lontani come Rossellini e Minnelli. Il tempo del dopo si divide nettamente in due parti: nella prima l’autore ripercorre le tematiche di Tarr, mentre nella seconda vengono analizzate, come una macchina ai raggi X, le sue pellicole una ad una. La cosa interessante è l’assoluta felicità e la freschezza di una critica cinematografica snella e priva di inutili costruttivismi intellettuali. La prosa è lineare e il testo scivola con grande rapidità ricostruendo il pensiero di uno dei più grandi cineasti della fine del XX secolo e l’inizio del XXI, che ahinoi, ha deciso prima dei sessant’anni di ritirarsi dalla scena mondiale del cinema.

 

 

 

 
 
 
 
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