Babbitt

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Stati Uniti. Anni Venti. Titolare (insieme al suocero) di una delle più grandi agenzie immobiliari di Zenith, padre di tre figli (due femmine ‒ una più pacata e l’altra più irruenta ‒ e un maschio ‒ poco incline allo studio e dedito al divertimento), marito insoddisfatto di una donna (bruttina e apatica) che invece è impeccabile nel suo ruolo di moglie devota e di madre attenta, George F. Babbitt è un uomo che ha da poco superato i quarant’anni e che trascina la sua vita tra casa e lavoro non rinunciando a cene, feste e riunioni imposte dalla buona società. Uomo di successo, ricco, benvoluto, membro di svariate associazioni che contribuiscono a donargli prestigio, Babbitt è infelice perché vive una realtà che lo limita nella libertà, sopraffatto com’è dalle convenzioni sociali. Sua unica valvola di sfogo si dimostra l’amico fraterno Paul Riesling con il quale vive momenti spensierati fatti di confidenze e vacanze. Ma anche Paul (sposato con una donna che lo tedia quotidianamente, avvezzo ad avventure extraconiugali, disilluso) è infelice, lo è così tanto da compiere un gesto tragico e impensabile, un gesto che darà il via a una serie di eventi che sconvolgeranno la sua vita e quella di Babbitt…

Scritto nel 1922 da (Harry) Sinclair Lewis, “primo autore americano” a ricevere il Premio Nobel per la letteratura (1930), Babbitt è un evergreen (letterario) poiché racconta la sempre attuale lotta tra la spontaneità dei comportamenti e la condotta imposta dalla società, tra i sogni mancati e la realtà concretizzata, tra ciò che si è realmente e ciò che invece si decide di mostrare. “La fede leale e vigorosa nella bontà del mondo, la paura della disapprovazione della gente, l’ambizione e l’orgoglio del successo” sono le principali preoccupazioni di George F. Babbitt, un uomo schiacciato dalle convenzioni, dal senso del dovere, dalla necessità di apparire vincente a tutti i costi, dal rimpianto per ciò che avrebbe voluto fare e non ha fatto, un uomo che vive una realtà che potrebbe essere quella di un individuo qualunque. Il merito di Harry Sinclair Lewis è proprio questo, l’avere descritto mirabilmente il qualunquismo che potrebbe opprimere ciascuno di noi. Lineare la prosa, dettagliatissima (quasi fosse la sceneggiatura di un film) e realistica la descrizione dei personaggi e degli ambienti, credibilissima la vicenda umana raccontata. Un’opera che riprende la realtà con lungimirante verismo. Vietato non accoglierla tra gli scaffali della propria libreria.



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