Bacio feroce

Bacio feroce

Napoli. Nicolas Fiorillo detto Maraja, il capo della paranza dei bambini, è cresciuto. In meno di un anno è riuscito a farsi rispettare, a conquistare le piazze, a infilarsi nelle trame del Sistema. Ma ora ciò che vuole è vendetta. Suo fratello Christian è stato ucciso da Dentino, uno della sua paranza, che poi ha fatto perdere le sue tracce. Allora a Maraja non resta che prendersela con qualcuno molto vicino al traditore, compiendo una vendetta trasversale. Intanto c’è da combattere una guerra e conquistare ancora più territorio, soprattutto il centro di Napoli, preda succulenta e motivo di faide sanguinose. E poi c’è da difendersi dagli attacchi della vecchia guardia, dal Micione, un vecchio boss che non vuole mollare la presa. Per questo, Maraja e la paranza devono stringere alleanze, col gruppo dei Capelloni, capeggiato da ‘o White, e consolidarne altre, soprattutto con don Vittorio l’Arcangelo, un capo decaduto e confinato nel suo quartiere. Ma la guerra che la paranza sta combattendo a suon di droga, armi e omicidi non è cosa semplice; ottenere il potere assoluto e diventare re incontrastato della città è un’impresa ardua: bisogna stare uniti, combattere insieme. Ma quando la paranza inizia a sfaldarsi, tutto cambia…

Un affresco dolente e spietato: Roberto Saviano torna con il sequel de La paranza dei bambini, il suo primo romanzo puro basato sulla finzione letteraria. Bacio feroce è un viaggio all’inferno fatto di morti ammazzati, torture, tradimenti, spaccio di droga, vendette. “I baci hanno una tassonomia precisa”, scrive Saviano, e tra quelli passionali, acerbi, alla francese, paterni, d’amicizia e d’amore, vi è una tipologia non classificabile, quella dei baci feroci. Perché “possono sigillare silenzio, proclamare promesse, impartire condanne o dichiarare assoluzioni ”. Sono una categoria a parte: “esistono i baci e i baci feroci. I primi si fermano entro il confine della carne; i secondi non conosco limiti. Vogliono essere ciò che baciano. I baci feroci non vengono dal bene né dal male. Esistono, come le alleanze. E lasciano sempre un sapore di sangue”. Eccola la parola chiave di questo romanzo: il sangue. Il sangue delle vittime, quello che scorre a fiumi nelle strade di una città in cui lo Stato è un’ombra; una città in guerra, che alterna la bellezza e la barbarie, sospesa in un chiaroscuro colpevole e infame. Con Bacio feroce Roberto Saviano prende a pugni il lettore e lo costringe ad immergersi in una realtà degradata e degradante in cui ai bambini non è permesso neanche di vivere la propria infanzia. Perché i bambini della paranza imbracciano gli AK-47 e fanno fuoco, camminano con una Desert Eagle infilata nei pantaloni e non hanno timore nel fare nu piezz’, a guardare un uomo negli occhi e sparargli in faccia. Sono abituati alla morte, la respirano, la vivono, destinati a bruciarsi prima ancora di accendersi. Sta qui la forza della scrittura di Saviano: nell’indignare, nell’alienare, nel raccontare un sistema radicato e malato, nello sbatterci in faccia attraverso un romanzo nero, nerissimo, e feroce appunto, una realtà che non è a migliaia di chilometri di distanza ma si palesa nell’hic et nunc del nostro Paese, nonostante le bocche cucite e gli occhi colpevolmente chiusi.



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